{"id":1270,"date":"2023-02-27T09:38:50","date_gmt":"2023-02-27T10:38:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.proantic.it\/artiquariato\/?p=1270"},"modified":"2023-03-27T15:00:27","modified_gmt":"2023-03-27T16:00:27","slug":"storia-arpa-origini-settecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.proantic.it\/artiquariato\/storia-arpa-origini-settecento\/","title":{"rendered":"L&#8217;arpa, dagli albori alla fortuna nel Settecento"},"content":{"rendered":"<h4>L&#8217;arpa \u00e8 da sempre percepita come strumento capace di scaturire, attraverso il suo suono, un momento di congiunzione, di unione tra terra e cielo.<\/h4>\n<p>Iniziamo questo viaggio alla scoperta dell&#8217;arpa, dalle origini all&#8217;akm\u1e17 della sua fortuna, grazie al supporto del libro di <strong>Laure Barthel<\/strong>,<strong><em> Au coeur de la arpe au XVIII\u00e8me si\u00e8cle<\/em>.<\/strong> La parola &#8220;Harpa&#8221; o &#8220;arpa&#8221; viene dall&#8217;antico sassone e significa &#8220;pizzicare&#8221;. Questo strumento ha origini antichissime e dopo il Medioevo scomparve per qualche secolo, poich\u00e9 non adatta al linguaggio rinascimentale, per ricomparire nel Settecento grazie alle innovazioni tecniche sulla scorta della temperie illuminista. Hockbrucker, Cousineau, Naderman e Krumpholtz furono i maggiori esperti: non si limitarono a creare modelli standardizzati ma migliorarono lo strumento fino a renderlo pi\u00f9 efficace a livello espressivo. Tutti questi liutai erano di base a Parigi che, durante la Golden Age dell&#8217;arpa, divenne la sua capitale pi\u00f9 effervescente. La particolarit\u00e0 di questo affascinante e romantico strumento \u00e8 che si diffuse fin dagli albori in territori diversi in giro per il pianeta, assumendo nomi di volta, in volta plasmati dalla cultura: &#8220;kerar&#8221; e &#8220;baganna&#8221; in Etiopia, &#8220;boulou&#8221; in Senegal, &#8220;kin&#8221; in India, &#8220;tcheng&#8221; in Persia, &#8220;tcherk&#8221; in Turchia.<\/p>\n<div id=\"attachment_1289\" style=\"width: 1706px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1289\" class=\"size-full wp-image-1289\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.proantic.it\/artiquariato\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Maria--scaled.jpeg?resize=1200%2C1811&#038;ssl=1\" alt=\"JEAN HENRI NADERMAN, 1776, Paris, arpa appartenuta a Maria Antonietta, photo: Jean-Marc Angl\u00e8s, collezione del Museo Cit\u00e9 de la Musique, Philarmonie de Paris, sito https:\/\/philharmoniedeparis.fr\/fr, Maria Antonietta NADERMAN \/ Ma\u00eetre Luthier, Ordinaire de Madame \/ La Dauphine \/ Rue d'argenteuil, butte \/ Saint Roch, \u00e0 Paris \/ ce 8bre 1776&quot;.\" width=\"1200\" height=\"1811\" \/><p id=\"caption-attachment-1289\" class=\"wp-caption-text\">JEAN HENRI NADERMAN, 1776, Paris, arpa appartenuta a Maria Antonietta, photo: Jean-Marc Angl\u00e8s, collezione del Museo Cit\u00e9 de la Musique, Philarmonie de Paris, sito https:\/\/philharmoniedeparis.fr\/fr, Maria Antonietta NADERMAN \/ Ma\u00eetre Luthier, Ordinaire de Madame \/ La Dauphine \/ Rue d&#8217;argenteuil, butte \/ Saint Roch, \u00e0 Paris \/ ce 8bre 1776&#8243;.<\/p><\/div>\n<h6>LE ORIGINI DELL&#8217;ARPA<\/h6>\n<div id=\"attachment_1276\" style=\"width: 410px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1276\" class=\"wp-image-1276 size-full\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.proantic.it\/artiquariato\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/1905-Print-Amelia-Bauerle-Art-Sea-Song-Mermaid-Merman-Harp-Musical-Instrument-%E2%80%93-Original-Halftone-Print-.jpg?resize=400%2C266&#038;ssl=1\" alt=\"1905 Print Amelia Bauerle Art Sea Song Mermaid Merman Harp Musical Instrument \u2013 Original Halftone Print\" width=\"400\" height=\"266\" \/><p id=\"caption-attachment-1276\" class=\"wp-caption-text\">1905 Print Amelia Bauerle, Art Sea Song Mermaid Harp Musical Instrument \u2013 Original Halftone Print<\/p><\/div>\n<p>Particolare \u00e8 il mito occidentale che racconta la sua nascita: Apollo, ammaliato dal suono dello schiocco dell&#8217;arco da frecce della sorella Diana, aggiunse ulteriori corde trasversali per amplificarlo.<\/p>\n<pre><strong>Vedi anche: <a href=\"https:\/\/www.proantic.it\/artiquariato\/la-saliera-di-benvenuto-cellini\/\">La saliera che tutti desiderano? Il capolavoro di Benvenuto Cellini.<\/a><\/strong><\/pre>\n<p>Nel 15.000 a.C. sembrerebbe (da pitture rupestri rinvenute nella grotta di Trois Fr\u00e8res nel sud della Francia) che fosse utilizzata dai cacciatori preistorici nelle danze e nei riti propiziatori; l&#8217;arco era probabilmente fatto di legno e tendini animali, la bocca dei suonatori veniva usata come cassa di risonanza. Nel III millennio a.C. in Mesopotamia, nell&#8217;attuale territorio dell&#8217;Iraq, la troviamo raffigurata su placche votive, dotata di 3 o 7 corde. In Egitto, invece, era alta due metri e dotata di 14 corde. Proprio qui, intorno al 1500 a.C., viene inventata l&#8217;<strong>arpa angolare<\/strong>, distinta in due parti: una cassa di risonanza e un pezzo di legno solido con corde fatte di budello di cammello, di un numero variante dai 13 alle 23. Nella tomba del faraone egiziano Ramses III (1198-1166 a.C.) infatti sono stati trovati diversi dipinti di arpe arcuate. <strong>La <\/strong>pi\u00f9 antica arpa angolare \u00e8 esposta al Louvre; questa tipologia doveva essere suonata con una o entrambe le mani ed era pizzicata da seduti o sorretta verticalmente in alcune occasioni. Nell&#8217;VIII sec. a.C. i Siro-Fenici aggiungono una colonna per consolidarla, chiudendo il triangolo. Questa tipologia &#8220;a telaio&#8221; viene chiamata anche arpa-lira.<\/p>\n<h6>L&#8217;ARPA NELL&#8217;ANTICA ROMA<\/h6>\n<p><a href=\"https:\/\/www.proantic.it\/artiquariato\/la-roma-della-repubblica-ai-musei-capitolini\/\">I romani<\/a> amavano suonare la lira, antenato portatile dell\u2019arpa, simile alla cetra. Quest\u2019ultima era come una lira pi\u00f9 grande, dotata di cinque corde che venivano pizzicate con un plettro in legno e regolate poi con dei cunei appuntiti.\u00a0Nell&#8217;antica Grecia e durante l&#8217;Impero romano l&#8217;arpa risulta caratterizzata da 11-13 corde, il collo peraltro era divenuto ricurvo e si riuscivano a coprire circa due ottave. I Pitagorici del V secolo crearono una corrispondenza matematica tra note e numeri, secondo tale principio l<strong>\u2019<\/strong>harmonia in musica \u00e8 frutto dell\u2019amore tra il pari e il dispari. A dimostrazione, utilizzavano una particolare tecnica di calcolo: disponevano dei sassolini sulla sabbia (<i>ps\u00eaphoi<\/i> in greco, <i>calculi<\/i> in latino) in modo tale da associare il dispari al mascolineo e il pari al femmineo.<br \/>\nIl suono delle arpe gotiche\u00a0si trasforma: era meno gradevole poich\u00e9 le colonne a sostegno delle corde erano pi\u00f9 esili e dritte. Ci\u00f2 nonostante la misura modica dello strumento<span style=\"font-size: 1.1429rem;\">,\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">durante il Medioevo<\/span><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">,<\/span><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">permise\u00a0ai musicisti di suonarla sulle ginocchia o addirittura di appenderla sulle spalle per danzare. Divenne cos\u00ec lo strumento musicale<\/span><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">\u00a0prediletto dai poeti, ma anche dai nobili e dalle donne.\u00a0<\/span><\/p>\n<h6>L&#8217;ARPA IN IRLANDA E NEL MEDIOEVO<\/h6>\n<p>\u00c8 dal XIII secolo d. C. che l<strong>&#8216;<\/strong>Irlanda la inserisce nei suoi emblemi. L&#8217;<strong>arpa di Brian Boru<\/strong>, conservata nella Biblioteca del Trinity College di Dublino, \u00e8 la pi\u00f9 antica esposta, datata tra la fine del XIV e l&#8217;inizio del XV; vi si notano ben 30 corde in bronzo. Lo strumento \u00e8 concepito appositamente in maniera che le corde vadano pizzicate con i polpastrelli o con le unghie ma, nel periodo del Medioevo, l&#8217;arpa non poteva essere apprezzata a pieno, era anzi criticata per la sua scala diatonica&#8230; bisogna immaginare fosse limitata musicalmente, come un pianoforte moderno privato dei tasti neri, era infatti surclassata dal flauto e dalla chitarra.<\/p>\n<p>COME AMPLIARE LA SCALA CROMATICA DELL&#8217;ARPA?<\/p>\n<div id=\"attachment_1288\" style=\"width: 776px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1288\" class=\"size-full wp-image-1288\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.proantic.it\/artiquariato\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Arpa-tripla-gallese-nata-in-Italia-nel-XVI-secolo-Arpa-tripla-da-Tim-Hampson-foto-di-Gerold-Zauner-CC-BY-SA-3.0.jpg?resize=766%2C1200&#038;ssl=1\" alt=\"Arpa tripla gallese, nata in Italia nel XVI secolo, Arpa tripla da Tim Hampson, foto di Gerold Zauner, CC BY-SA 3.0\" width=\"766\" height=\"1200\" \/><p id=\"caption-attachment-1288\" class=\"wp-caption-text\">Arpa tripla gallese, nata in Italia nel XVI secolo, Arpa tripla da Tim Hampson, foto di Gerold Zauner, CC BY-SA 3.0<\/p><\/div>\n<p>Nel Cinquecento dei liutai italiani inseriscono una doppia stringa di corde in modo tale da poter eseguire l&#8217;intera scala cromatica. Ogni ottava impegnava 13 corde: 8 note diatoniche erano disposte su una fila, mentre le 5 cromatiche sull&#8217;altra. Nel 1581 il compositore Galilei descrive una tipologia di arpa dotata di 58 corde. Finalmente, Juan Bermudo ha l&#8217;intuizione di disporre le corde mancanti, insieme alle altre, su un&#8217;unica fila ma le distingue grazie al colore (solitamente rosso, bianco e blu). Esiste anche la cosiddetta arpa tripla, caratterizzata da 78 corde, un esemplare di questo genere, risalente al 1736, \u00e8 parte della collezione del Victoria and Albert di Londra.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Era necessario trovare una soluzione pi\u00f9 efficace per rendere le sfumature dei semitoni. Nel 1660 dei fabbricanti tirolesi aggiungono dei gancetti in metallo, delle specie di levette sotto i perni di accordatura che potevano accorciare la lunghezza delle corde di 1\/17: questo nuovo accorgimento provocava tuttavia la facile rottura delle stesse. Bisognava continuare a cercare una soluzione per modulare in maniera ricca il suono.<\/p>\n<p><strong>LA SVOLTA A FINE SEICENTO: I PEDALI ALLA BASE DELL&#8217;ARPA<\/strong><\/p>\n<p>Curioso \u00e8 che, se nel 1677 appare per la prima volta la parola &#8220;arpista&#8221;, nel 1697 un&#8217;invenzione contribuisce a cambiare per sempre il futuro del dispositivo. Il liutaio bavarese Georg Hochbrucker ebbe l&#8217;intuizione di usare la base dell&#8217;arpa per modificare il suono delle corde, inserendovi\u00a05 pedali. Ciascuno di questi era in grado di alzare di un semitono una nota (per tutte le ottave), senza dover staccare le mani dallo strumento. Si potevano suonare 6 scale maggiori e tre minori. Queste arpe erano fabbricate in legno di conifera; per le corde venivano usate fibre vegetali o animali (budello, crine di cavallo, tendini), escluse le corde delle arpe scozzesi, in metallo (oro, argento, bronzo ecc.). L&#8217;altezza variava invece da 40 cm a 2 metri.<\/p>\n<p><strong>LA MANCATA MENZIONE DELL&#8217;ARPA NEL DIZIONARIO MUSICALE<\/strong><\/p>\n<p>La palette musicale di inizio Settecento era ancora piuttosto limitata, avendo a disposizione solo 9 chiavi musicali. Non \u00e8 un caso, quindi, che\u00a0<span style=\"font-size: 1.1429rem;\">l&#8217;arpa non venga neanche menzionata\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">nel <\/span>primo dizionario musicale, opera di S\u00e9bastien de Brossard<span style=\"font-size: 1.1429rem;\">, pubblicato a Parigi nel 1703. Nel <\/span>1720<span style=\"font-size: 1.1429rem;\"> sempre Georg Hochbrucker modifica la sua invenzione aggiungendo due pedali (E e A): arriviamo quindi a quota<\/span> 7 pedali<span style=\"font-size: 1.1429rem;\"> e alla <\/span>prima arpa a movimento semplice<span style=\"font-size: 1.1429rem;\">. Ogni corda pu\u00f2 produrre due toni, ampliando il range \u00a0a 13 chiavi, 8 maggiori e 5 minori. Nel 1728 Simon Hochbrucker invia quesa tipologia in dono all&#8217;Imperatore Carlo VI, a Vienna. Nel 1749 Goepffert, virtuoso tedesco, presenta al pubblico parigino l&#8217;arpa a movimento semplice suonando i<\/span><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">l giorno della Pentecoste\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">in occasione del <\/span><em style=\"font-size: 1.1429rem;\">Concert Spirituel<\/em><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">\u00a0(il programma dei\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">primi concerti pubblici cittadini organizzati nei giorni di festa)<\/span><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">.\u00a0In questo momento circolava ancora un&#8217;assurda leggenda: suonare l&#8217;arpa era pericoloso e nocivo per le donne incinta!<\/span><\/p>\n<h6><span class=\"Apple-converted-space\">DALL&#8217;INDIFFERENZA ALL&#8217;AMORE PER LO STRUMENTO: L&#8217;ENCYCLOPEDIE<\/span><\/h6>\n<div id=\"attachment_1278\" style=\"width: 1717px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1278\" class=\"wp-image-1278 size-full\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.proantic.it\/artiquariato\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Naderman-arpa-appartenuta-a-Maria-Antonietta-scaled.jpg?resize=1200%2C1800&#038;ssl=1\" alt=\"JEAN HENRI NADERMAN, 1776, Paris, arpa appartenuta a Maria Antonietta, photo: Jean-Marc Angl\u00e8s, collezione del Museo Cit\u00e9 de la Musique, Philarmonie de Paris, sito https:\/\/philharmoniedeparis.fr\/fr\" width=\"1200\" height=\"1800\" \/><p id=\"caption-attachment-1278\" class=\"wp-caption-text\">JEAN HENRI NADERMAN, 1776, Paris, arpa appartenuta a Maria Antonietta, photo: Jean-Marc Angl\u00e8s, collezione del Museo Cit\u00e9 de la Musique, Philarmonie de Paris, sito https:\/\/philharmoniedeparis.fr\/fr<\/p><\/div>\n<p>Nel 1767 si registra un cambiamento epocale, l&#8217;arpa viene compresa nella Encyclop\u00e9die di Diderot e d&#8217;Alembert. Poco dopo, Naderman cambier\u00e0 la forma dei ganci per le corde, passando dalla foggia &#8220;a bandiera&#8221; a quella &#8220;a zoccolo&#8221;, ci\u00f2 far\u00e0 la sua fortuna: tutte le arpe verranno prodotte in tal maniera fino al 1835. Persino la regina\u00a0Maria Antonietta &#8211; arpista squisita, la migliore insieme a Madame de Genlis &#8211; user\u00e0 un&#8217;arpa contraddistinta da questa caratteristica. Sono molti i nomi di liutai che circolano a Parigi, tra questi anche S\u00e9bastien Renaul<b>t <\/b>e Fran\u00e7ois Chatelain di cui Olivier Camus di Proantic possiede un esemplare. Se ne conservano molti proprio perch\u00e9 nel 1832 <span style=\"font-size: 1.1429rem;\">Victor Hugo p<\/span><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">ropose di promuovere una legge per la protezione di questo &#8211; visto come Monument Historique &#8211; e altri beni culturali. Il peso dell&#8217;arpa variava dai 10 ai 15 chili, la met\u00e0 del peso di quelle attuali e lo stesso delle moderne celtiche. Le corde a quell&#8217;epoca erano soprattutto fatte con budello di pecora. Le migliori? Provenivano dall&#8217;Italia, soprattutto da Roma e Napoli.<\/span><\/p>\n<h6>PARIGI CAPITALE DELL&#8217;ARPA<\/h6>\n<div id=\"attachment_1277\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1277\" class=\"wp-image-1277 size-full\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.proantic.it\/artiquariato\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Beaux-Arts-de-Carcassonne-Julie-de-Puymaurin-MARCASSUS-1775-Jacques-Gamelin-foto-di-Didier-Descouens.jpg?resize=800%2C485&#038;ssl=1\" alt=\"Beaux-Arts de Carcassonne - Julie de Puymaurin MARCASSUS (1775) - Jacques Gamelin - Joconde04400000231\" width=\"800\" height=\"485\" \/><p id=\"caption-attachment-1277\" class=\"wp-caption-text\">Beaux-Arts de Carcassonne &#8211; Julie de Puymaurin MARCASSUS (1775) &#8211; Jacques Gamelin &#8211; Joconde<\/p><\/div>\n<p>Altri abili produttori erano Holtzman &#8211; di cui si conserva uno dei migliori esemplari a Bruxelles -, Zimmerman e Saunier &#8211; di cui si pu\u00f2 ammirare un esemplare raffigurato nel Ritratto di Miss de Puymaurin di Jacques Gamelin.<b><br \/>\n<\/b>\u00c8 evidente che Parigi divenne all&#8217;epoca indiscussa capitale dell&#8217;arpa in Europa, proprio qui continuavano a susseguirsi le principali innovazioni collegate: <strong>i<\/strong> Cousineau (padre e figli) mettono in circolazione nel 1781 le prime arpe a movimento semplice con &#8220;b\u00e9quilles&#8221; (grucce), perni mobili per le corde che sostituiscono i ganci\/uncini che tenevano le corde nelle arpe realizzate da Naderman. Non finisce qui\u2026 nel 1782 viene realizzata la prima vera arpa a pedali a doppio movimento (che si affermer\u00e0 poi solo nel 1811 con la messa a punto di Erard). Quest&#8217;arpa aveva 14 pedali per differenziare i bemolle rispetto ai diesis quindi ogni corda poteva eseguire 3 note invece delle 2 precedenti, coprendo 27 chiavi musicali rispetto alle 13 precedenti, 9 armoniche al posto di 2. Questi esemplari non ebbero in quel momento fortuna e non se ne conservano modelli anche se potrebbero riapparire sul mercato.<\/p>\n<h6>GLI OTTURATORI PER FAR RIECHEGGIARE IL SUONO<\/h6>\n<div id=\"attachment_1279\" style=\"width: 2570px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1279\" class=\"wp-image-1279 size-full\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.proantic.it\/artiquariato\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/NadermanKrumpholtz9pedali-scaled.jpg?resize=1200%2C867&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"867\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.proantic.it\/artiquariato\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/NadermanKrumpholtz9pedali-scaled.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https:\/\/i0.wp.com\/www.proantic.it\/artiquariato\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/NadermanKrumpholtz9pedali-scaled.jpg?w=2400&amp;ssl=1 2400w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><p id=\"caption-attachment-1279\" class=\"wp-caption-text\">Naderman e Krumpholtz, pedali fotografia da da https-\/\/musees-nationaux-malmaison.fr<\/p><\/div>\n<p>Non spariva una forte perplessit\u00e0: il suono non era limpido, anzi risultava alterato ogni qualvolta si passava da una chiave all&#8217;altra, bisognava trovare in fretta un modo per controllare la vibrazione delle corde. Naderman, grazie al disegno di Krumpholtz, concepisce un meccanismo a sordina. Aggiunge due bottoni a sinistra delle corde pi\u00f9 basse, pi\u00f9 un terzo in parallelo al bordo da cui partono le 38 corde. I bottoni permettevano di smorzare le corde premendo un apposito pedale (l&#8217;ottavo). Qual era l&#8217;inconveniente? Il pedale extra era troppo lontano e difficile da raggiungere dal tacco del musicista. Nel 1786 Naderman e Krumpholtz, di nuovo in coppia alleata, inseriscono sul retro della cassa di risonanza 5 valve otturatrici in legno, la cui apertura\/chiusura poteva essere monitorata tramite un ottavo pedale, posizionato proprio al di sotto dell&#8217;ultimo otturatore. Eppure, le cronache del tempo ironizzano su come questa soluzione non funzionava poich\u00e9 gli abiti delle dame erano talmente voluminosi da ostruire le aperture mentre suonavano.<br \/>\nQueste due invenzioni di Naderman e Krumpholtz &#8211; nonostante imperfette \u00a0&#8211; permettevano di variare gli effetti sonori. Quando i 5 bocchettoni della cassa di risonanza venivano aperti, il suono si prolungava legando armonicamente le note nelle scale e negli arpeggi .<\/p>\n<h6>L&#8217;ARPA A CHEVILLES TOURNANTES<\/h6>\n<div id=\"attachment_1287\" style=\"width: 550px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1287\" class=\"size-full wp-image-1287\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.proantic.it\/artiquariato\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Harpe.jpeg?resize=540%2C678&#038;ssl=1\" alt=\"Harpe de l'Imperatrice Jos\u00e9phine, Cousineau P\u00e8re et fils, Paris, c. 1805, Ch\u00e2teau de Malmaison, Rueil Malmaison, crediti Photos R.M.N. - G\u00e9rard Blot da https-\/\/musees-nationaux-malmaison.fr\" width=\"540\" height=\"678\" \/><p id=\"caption-attachment-1287\" class=\"wp-caption-text\">Harpe de l&#8217;Imperatrice Jos\u00e9phine, Cousineau P\u00e8re et fils, Paris, c. 1805, Ch\u00e2teau de Malmaison, Rueil Malmaison, crediti Photos R.M.N. &#8211; G\u00e9rard Blot da https-\/\/musees-nationaux-malmaison.fr<\/p><\/div>\n<p>La famiglia dei Cousineau, liutai ufficiali di Maria Antonietta, nel 1783 compie un ulteriore passo avanti: fa girare le corde intorno a un perno, invece di accorciarle, per raggiungere il semitono. Questo nuovo meccanismo si chiama &#8220;\u00e0 chevilles tournantes&#8221; (perni rotanti). Sono predisposti due set di perni per corda: uno si manipola con una chiave mobile, l&#8217;altro si muove automaticamente quando il pedale corrispondente \u00e8 attivato premendo con il piede. La corda era tirata quindi facendo girare i piroli (chiamati anche caviglie). Qual era stavolta il problema? Il suono risultava instabile a causa del continuo cambio di tensione eseguito sulle corde. Si conservano, infatti, solo 4 modelli di questa tipologia, di cui 2 in Francia: uno \u00e8 alla Cit\u00e9 de la Musique; l&#8217;altro, appartenuto a\u00a0<span style=\"font-size: 1.1429rem;\">Josephine,<\/span><span style=\"font-size: 1.1429rem;\">\u00a0prima moglie di Napoleone, \u00e8 conservato alla Malmaison.<\/span><\/p>\n<h6><strong>L&#8217;INVENZIONE DI ERARD APRE LE PORTE ALL&#8217;ARPA MODERNA<\/strong><\/h6>\n<p>Fu finalmente S\u00e9bastien Erard a risolvere ogni questione tecnica. Come? Inventando un sistema in grado di aumentare di un semitono ciascuna corda senza romperla o portarla fuori asse rispetto alle corde limitrofe. Nel 1786 comparse la prima arpa dotata di &#8220;fourchettes&#8221; ossia a dischi biforcati. Sono dischetti composti da due perni, ancora in uso.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>Erard deposit\u00f2 il brevetto a Londra solo nel 1794. Durante la Rivoluzione Francese dovette infatti fuggire e cercare rifugio altrove a causa delle sue idee realiste-monarchiche. Insieme alla sua testa sulla ghigliottina sarebbe forse finita, in stasi per qualche decennio, l&#8217;arpa moderna?<\/p>\n<p><em>-Giorgia Basili<\/em><\/p>\n<p>Cerca su Proantic antichi strumenti musicali e <a href=\"https:\/\/www.proantic.it\/collection.php?obj_style=all&amp;obj_epoque=all\">altri oggetti da collezione<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;arpa \u00e8 da sempre percepita come strumento capace di scaturire, attraverso il suo suono, un momento di congiunzione, di unione tra terra e cielo. Iniziamo questo viaggio alla scoperta dell&#8217;arpa, dalle origini all&#8217;akm\u1e17 della sua fortuna, grazie al supporto del libro di Laure Barthel, Au coeur de la arpe au XVIII\u00e8me si\u00e8cle. La parola &#8220;Harpa&#8221; o &#8220;arpa&#8221; viene dall&#8217;antico sassone e significa &#8220;pizzicare&#8221;. Questo strumento ha origini antichissime e dopo il Medioevo scomparve per qualche secolo, poich\u00e9 non adatta al linguaggio rinascimentale, per ricomparire nel Settecento grazie alle innovazioni tecniche sulla scorta della temperie illuminista. Hockbrucker, Cousineau, Naderman e Krumpholtz [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":1277,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"mc4wp_mailchimp_campaign":[],"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-1270","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-oggetti-dantiquariato"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>L&#039;arpa, dagli albori alla fortuna nel Settecento - Artiquariato<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La storia dell&#039;arpa dalle sue antiche origini alle innovazioni tecniche che la portano al successo nel Settecento a Parigi\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.proantic.it\/artiquariato\/storia-arpa-origini-settecento\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L&#039;arpa, dagli albori alla fortuna nel Settecento - 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