Enrico Sirello, 1975 – “Figura a clessidra bianca con asse rosso”, Studio per murale
Acrilico su tavola, 35 × 35 cm
Firmato, datato e titolato sul retro — Archivio n. 05/…
Questo bozzetto su tavola appartiene alla serie di studi murali che Enrico Sirello realizzò nella metà degli anni Settanta, nel pieno della sua ricerca sugli effetti anisotropici e sulla percezione visiva. La composizione presenta una grande figura bianca “a clessidra”, al cui interno si sviluppa un ritmo di segmenti neri tagliati da una linea rossa verticale: un insieme che vibra all’occhio e cambia a seconda della direzione dello sguardo.
Sirello lavorava proprio su questa idea: che la visione non sia mai ferma, ma un processo attivo. In questi studi cercava di unire arte, psicologia della Gestalt e riflessione sul modo in cui forma, colore e direzione influenzano la percezione.
Egli definiva queste opere “osservazioni notturne”, nate “dal buio della mente”, immagini che affioravano durante momenti di silenzio e di concentrazione. Le forme, pur sembrando talvolta alludere a silhouettes o oggetti, non rappresentano nulla di reale: sono costruzioni mentali, appunti visivi che precedono un progetto più ampio.
Questa tavola esprime bene la sua ricerca matura: una struttura controllata, un campo ottico che si attiva, una direzione dominante (l’asse rosso) che mette in movimento lo spazio interno della figura.
Stato di conservazione: buono, superficie stabile, minimi segni del tempo.
Cornice: listello nero coevo.
Biografia
Enrico Sirello (Livorno, 1930–2012) è una figura significativa dell’avanguardia livornese e dell’Arte Programmata italiana. Fin dagli anni Sessanta sviluppò un linguaggio geometrico fondato sulla percezione, sull’analisi dei fenomeni visivi e sull’applicazione dei principi della psicologia della Gestalt alla pittura astratta.
Nel 1965 partecipò alla mostra Strutture Significanti accanto a Baldi, Cannilla, Drei, Glattfelder, Guerrieri, Lazzari, Lorenzetti, Masi, Pace e Pesciò, con testi critici di Giulio Carlo Argan, Germano Beringheli ed Emilio Garroni.
Per Sirello l’arte era un laboratorio mentale: un modo per trasformare in immagini i processi del pensiero e restituire allo spettatore un’esperienza percettiva attiva.




































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