GIOVANNI PONTICELLI Napoli, 1820-1881 Festa danzante in villa Floridiana al Vomero
Firmato e datato in basso a destra: “G. Ponticelli 1871”
Misure esterne alla corn.105x180 cm
Un gruppo di giovani donne in abiti da festa campestre danzano in cerchio davanti a una monumentale scalinata popolata da una folla di persone in costume. Tra ampie cuffie e copricapi di sapore popolare spiccano una parrucca con tricorno di foggia settecentesca e la maschera nera sormontata dal cappello bianco a punta di Pulcinella, icona della città di Napoli. Sul fondo, a sinistra, si scorge un acquedotto o un ponte ad arcate. La festa si svolge, con ogni probabilità, nel giardino di una villa, in estate, verso la sera, annunciata della mezzaluna crescente nel cielo. Le fanciulle mostrano una gioia contenuta, se non, a dire il vero, una certa mestizia, che si legge soprattutto sul volto di quella sulla destra, che pare quasi ritrarsi dalla danza. Non si manifestano sorrisi, ma espressioni nostalgiche e melanconiche, come se i loro pensieri fossero orientati altrove, più che sul presente.
Questa tensione drammatica è peculiare della pittura del napoletano Giovanni Ponticelli, che raggiunse la piena maturità nel periodo di transizione tra la caduta
dei Borbone e l’Unità d’Italia. Formatosi al Real Istituto di Belle Arti di Napoli, seguì i corsi di Smargiassi e di Mancinelli «mediando tra le innovazioni naturalistiche della riforma palizziana e gli esiti romantico-veristi del Morelli» (M.B.Coppola)1. Esordì alla Biennale borbonica del 1855 con tre opere di tema sacro (La SS. Vergine con il Bambino e san Giuseppe; La parabola delle dieci Vergini; La gran Madre di Dio adorata dagli angeli) e a quella del 1859 presentò la tela con Santa Elisabetta regina in Ungheria che visita un tugurio in cui abita una famiglia languente custodita nel Palazzo Reale di Caserta (fig. 1). Successivamente, in pieno clima
risorgimentale, affrontò temi di carattere patriottico, come dimostra il dipinto intitolato Un Garibaldino ferito che racconta le sue gesta a due giovinette esposto alla prima Esposizione Nazionale di Firenze del 1861. Alla Promotrici napoletane del 1864 e del 1867 presentò dipinti di soggetto storico, rispettivamente Torquato Tasso e la banda di Sciarra Colonna e Il Cavalier Bajardo convalescente; nel secondo, della Collezione d’arte della Città Metropolitana di Napoli (fig. 2), «il ricorso a colori brillanti e l’attenzione analitica nella descrizione degli oggetti, come le sorprendenti stoffe degli abiti e degli arredamenti, permettono di ricostruire realisticamente l’atmosfera rinascimentale in cui è ambientata la scena. Il cavaliere senza macchia e senza paura era divenuto nel clima post unitario un esempio di lotta contro l’oppressore» (M.B.Coppola)2.
Ponticelli si distinse anche per quadri con paesaggi e scene di genere: tra questi ultimi spicca Il vizioso (Pescara, Museo dell’Ottocento, fig. 3) - presentato assieme a Il rigattiere alla III Esposizione Nazionale di Belle Arti tenutasi a Napoli nel 1877 - nel quale, illustrando il tema del gioco delle carte, appronta una «scena, carica di tensione, […] resa attraverso una notevole abilità realistica evidente nella minuziosa descrizione degli eleganti abiti che denotano lo status sociale dei soggetti raffigurati cui si aggiunge un’attenta riproduzione delle loro diverse espressioni
1 M.B.Coppola, in l’altro Ottocento. Dipinti della collezione d’arte della Città Metropolitana di Napoli, a cura di I. Valente, catalogo della mostra (Napoli, Complesso monumentale di San Domenico Maggiore, 23 dicembre 2015-28 febbraio 2016), Napoli 2016, p. 30.
2 Ibid., p. 30.
Pietro Di Natale(storico dell’arte consulente d’arte antica e moderna)





































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