Le due vedute in oggetto, opera di Achille Vianelli, raffigurano il ponte di Chiaia, a Napoli, prima e dopo l’intervento di ristrutturazione del 1834, guidato dall’architetto Orazio Angelini. Il ponte è ripreso dal lato di quella che è oggi Piazza Trieste e Trento, si riconoscono infatti, nella seconda veduta, i fregi decorativi in marmo di Tito Angelini e Gennaro Calì. Nella prima veduta è invece documentato il precedente assetto dell’infrastruttura (fatta edificare nel 1636 dal viceré Manuel de Acevedo y Zúñiga conte di Monterey), compreso il grande crocifisso in legno voluto dal padre domenicano Gregorio Maria Rocco, eretto verso la strada dalla rampa di scale, allo scopo di illuminare la via per mezzo dei lumini votivi che certamente lo avrebbero riempito. In entrambe i disegni si intravede, alle spalle dei palazzi che fiancheggiano la via, la cupola della basilica di Santa Maria degli Angeli, la cui vista risulta oggi coperta da successivi interventi.
Nelle loro caratteristiche, i due disegni coincidono con la produzione di Vianelli degli anni Trenta dell’Ottocento, quando, dopo gli esordi come pittore di paesaggio, parte della cosiddetta Scuola di Posillipo, si dedicava a vedute prospettiche monocromatiche o a seppia. Una formula e una tecnica che ne fecero la fortuna a Napoli e all’estero, tanto che Luigi Filippo I, duca d’Orleans, convocò l’artista per dare lezioni al re di Francia.

















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