Sul retro sono presenti iscrizioni manoscritte che fanno riferimento agli studi dell’artista presso l’Accademia di Belle Arti di Cracovia (ASP Kraków) e alla formazione con il professor J. Joniaka.Sono inoltre visibili annotazioni di lavoro legate alla fase di elaborazione dell’opera.La composizione si sviluppa in un paesaggio arcaico e immaginario, dominato da conchiglie fossili e forme spiraliche, che evocano un tempo geologico profondo e una memoria sedimentata.Al centro compare una figura di tipo centauresco, con corpo di cavallo e testa umana.Il volto, trattato in modo decisamente moderno, si colloca tra una resa quasi fotografica e una deformazione espressiva, come se fosse tratto da un modello reale e trasformato nel momento stesso della metamorfosi.L’espressione suggerisce un grido o uno shock interiore, lasciando aperta l’interpretazione tra la reazione a ciò che lo circonda e la consapevolezza della propria trasformazione.Ai margini della scena appare una presenza femminile, silenziosa e quasi trasparente, che avanza senza intervenire.La sua figura rafforza il senso di passaggio e di instabilità, senza orientare la narrazione.Realizzata nel 1989, l’opera risuona con un momento di profondi cambiamenti in Polonia.Senza riferimenti politici diretti, restituisce un clima di transizione e incertezza, in cui l’immaginario mitologico si intreccia con una condizione contemporanea di identità in mutamento.La superficie densa e stratificata accentua questa impressione, evocando una costruzione per accumulo e sedimentazione piuttosto che un racconto lineare.





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