Bottega di Leandro del Ponte, detto Leandro Bassano (Bassano del Grappa 1557 – 1622)
Adorazione dei pastori
Olio su Tela, cm 75 x 88
Con la cornice 62 x 97
L’Adorazione dei pastori qui esaminata si inserisce pienamente nella fortunata tradizione iconografica elaborata e diffusa dalla bottega dei Dal Ponte, una delle più longeve e prolifiche dinastie pittoriche del Rinascimento veneto. L’opera, riferibile alla cerchia di Leandro dal Ponte detto Leandro Bassano, interpreta un soggetto che conobbe straordinario successo all’interno dell’officina familiare, tanto da essere replicato in numerose versioni oggi conservate in collezioni museali e private in Europa e oltre. Le origini di questa epopea artistica affondano le radici nella Bassano del Quattrocento, quando Jacopo di Berto, conciatore proveniente da Gallio, si stabilì nel 1464 in Contra’ del Ponte, dando origine al cognome destinato a diventare celebre. Fu suo figlio Francesco, detto il Vecchio, ad avviare l’attività pittorica, organizzando una bottega vivace e versatile, più artigianale che colta, ma già perfettamente inserita nel tessuto economico locale. Con la generazione successiva, e in particolare con Jacopo Bassano, la pittura dei Dal Ponte compì un decisivo salto qualitativo: l’arte si fece più intensa, poetica e profondamente innovativa, pur mantenendo un saldo legame con la dimensione del quotidiano. È in questo clima che nacque un linguaggio figurativo inconfondibile, caratterizzato da un “mistero del quotidiano” capace di fondere sacro e domestico, devozione e realtà rurale. I figli di Jacopo – Francesco il Giovane, Giambattista, Leandro e Gerolamo – assimilarono e svilupparono questo patrimonio visivo, trasformando la bottega in una vera impresa artistica a respiro internazionale. Le loro opere, dai grandi dipinti sacri ai notturni e alle scene pastorali, conquistarono collezionisti illustri di tutto il continente europeo. La tela in esame riflette con chiarezza questo contesto produttivo. La composizione, ambientata in una stalla rustica aperta sul paesaggio, organizza le figure secondo uno schema collaudato: la Vergine, posta al centro, china con gesto delicato verso il Bambino, mentre i pastori, colti in atteggiamenti di umile meraviglia, affollano la scena insieme agli animali. Dal punto di vista stilistico, l’opera riprende con notevole fedeltà modelli e soluzioni delle prime Natività dalpontiane, suggerendo una datazione nell’ambito della produzione dei figli di Jacopo. Questa Adorazione dei pastori si configura dunque come un tassello significativo di una storia lunga oltre un secolo, conclusasi con le ultime repliche realizzate da Jacopo Apollonio sui modelli del nonno. Un’epopea per immagini che, partita dalla provincia veneta, seppe imporsi su scala internazionale, lasciando un’impronta duratura nella storia della pittura europea.






































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