Antonio Zanchi (1631 - 1722), Socrate insegna ai giovani la conoscenza di sé
Antonio Zanchi
(Este 1631 - Venezia 1722)
Socrate insegna ai giovani la conoscenza di sé
Olio su tela
cm 107x87
Dipinto dotato di importante cornice in legno intagliato
Antonio Zanchi, nato a Este, è uno dei protagonisti della pittura veneziani del secondo Seicento ed è tradizionalmente annoverato tra i “tenebrosi veneziani”, ossia quei pittori che, sulla scia del caravaggismo, sviluppano un linguaggio fondato su accentuati contrasti di luce e ombra e suun forte naturalismo. Trasferitosi giovanissimo a Venezia, Zanchi si forma alla scuola di Francesco Ruschi, pittore romano attivo in laguna, dal quale assimila l’impianto a forti chiaroscuri e la predilezione per le mezze figure drammaticamente illuminate. La sua attività, documentata da un importante corpus di pale d’altare e grandi cicli decorativi per chiese veneziane come Santa Maria del Giglio, si affianca a una produzione per committenza privata in cui emergono con frequenza soggetti di carattere filosofico e morale.
L’iconografia è riconducibile a Socrate che insegna ai giovani la conoscenza di sé , soggetto che conobbe una limitata ma significativa fortuna in area veneta tra Seicento e primo Settecento, come attestano versioni analoghe nelle collezioni del Castello Sforzesco e nella cerchia di Pietro della Vecchia, dove la figura del filosofo invita i giovani a specchiarsi per avviare un esercizio di introspezione.
Dal punto di vista stilistico l’opera si colloca nella fase matura dell’attività di Zanchi, tra l’ottavo e il nono decennio del Seicento, quando il pittore elabora un linguaggio ormai pienamente personale, segnato da una luce violenta che modella con decisione le forme e da un cromatismo acceso nei rossi, nei gialli e nei blu.
(Este 1631 - Venezia 1722)
Socrate insegna ai giovani la conoscenza di sé
Olio su tela
cm 107x87
Dipinto dotato di importante cornice in legno intagliato
Antonio Zanchi, nato a Este, è uno dei protagonisti della pittura veneziani del secondo Seicento ed è tradizionalmente annoverato tra i “tenebrosi veneziani”, ossia quei pittori che, sulla scia del caravaggismo, sviluppano un linguaggio fondato su accentuati contrasti di luce e ombra e suun forte naturalismo. Trasferitosi giovanissimo a Venezia, Zanchi si forma alla scuola di Francesco Ruschi, pittore romano attivo in laguna, dal quale assimila l’impianto a forti chiaroscuri e la predilezione per le mezze figure drammaticamente illuminate. La sua attività, documentata da un importante corpus di pale d’altare e grandi cicli decorativi per chiese veneziane come Santa Maria del Giglio, si affianca a una produzione per committenza privata in cui emergono con frequenza soggetti di carattere filosofico e morale.
L’iconografia è riconducibile a Socrate che insegna ai giovani la conoscenza di sé , soggetto che conobbe una limitata ma significativa fortuna in area veneta tra Seicento e primo Settecento, come attestano versioni analoghe nelle collezioni del Castello Sforzesco e nella cerchia di Pietro della Vecchia, dove la figura del filosofo invita i giovani a specchiarsi per avviare un esercizio di introspezione.
Dal punto di vista stilistico l’opera si colloca nella fase matura dell’attività di Zanchi, tra l’ottavo e il nono decennio del Seicento, quando il pittore elabora un linguaggio ormai pienamente personale, segnato da una luce violenta che modella con decisione le forme e da un cromatismo acceso nei rossi, nei gialli e nei blu.
42 000 €
Epoca: XVII secolo
Stile: Luigi XIV - Reggenza
Stato: Sato molto buono
Larghezza: 87
Altezza: 107
Riferimento (ID): 1709289
Disponibilità: Disponibile
Foglio di stampa



























