Giambettino Cignaroli (Verona, 1706 – 1770),attr., Sacra Famiglia con San Giovannino
Giambettino Cignaroli (Verona, 1706 – 1770),attr.
Sacra Famiglia con San Giovannino
Olio su tavola, cm 113 x 90
La presente tela, raffigurante la Sacra Famiglia con San Giovannino, costituisce un'aggiunta di notevole interesse al catalogo delle opere da cavalletto ascrivibili alla maturità di Giambettino Cignaroli. La composizione orchestrata dal pittore veronese si struttura secondo una calibrata armonia piramidale di sapore squisitamente classicista, in cui le figure emergono da un fondo d'ombra parzialmente interrotto a destra da una densa tenda rossastra, elemento scenografico tipico della pittura sacra coeva. Al centro della scena si staglia la figura della Vergine Maria, colta in una posa di solenne e al contempo tenera dedizione, mentre sorregge il corpo nudo di Gesù Bambino. Alla sinistra dello spettatore, la figura senile di San Giuseppe assiste solennemente alla scena portandosi una mano al petto, stringendo un bastone nell'altra, mentre sulla destra il piccolo San Giovannino, riconoscibile dalla croce astata scorciata in primo piano, si accosta in preghiera adorante volgendo lo sguardo, di profilo, verso il cugino divino. Dal punto di vista formale, l'opera riflette pienamente la matrice culturale dell'Arcadia e l'influenza del classicismo marattesco che Cignaroli assimilò profondamente attraverso gli insegnamenti del compagno di studi Antonio Balestra. Il dipinto rinuncia programmaticamente alle forzature e alle asprezze drammatiche del Barocco per abbracciare una piana intelleggibilità dell'immagine, improntata a un lucido controllo formale. L'elemento filologico più dirompente dell'intera composizione, e vera e propria firma stilistica del maestro veronese, risiede nella caratterizzazione fisionomica dei volti e, in particolare, in quello della Madonna. La Vergine è infatti colta mentre volge languidamente gli occhi verso l'alto, in un atteggiamento di estatica e composta contemplazione che tropva riscontro formale nell'impostazione concettuale della Sant'Agata di Alzano Lombardo. Questa tipologia di sguardo all'insù, combinata con una resa nitida del disegno che definisce perfettamente il contorno delle palpebre e delle sopracciglia, conferisce alla composizione un senso di purificata spiritualità. Ulteriore fulcro qualitativo è la resa carnacina dei personaggi. Il volto della Vergine si distingue per l'ovale pieno, caratterizzato da gote rosate e sfumate con estrema delicatezza, capaci di donare un senso di vitale e fresca giovinezza alle figure, unito a una «boccuccia» carnosa, dalle labbra rosse ben delineate. A corroborare l'autografia cignaroliana concorre in modo decisivo il trattamento dei panneggi, un altro degli indici stilistici cardine isolati dalla critica.
Giambettino Cignaroli (1706-1770) si formò a Verona sotto l'egida di Antonio Balestra, assimilando un classicismo marattesco che ne guidò l'intera produzione. Tra gli anni quaranta e cinquanta si affermò in area padana con commissioni pubbliche di rilievo, come i dipinti per il Duomo di Bergamo (1744) e la monumentale Trasfigurazione per il Duomo di Verona (1753). La fama internazionale crebbe con la pala per le Salesas Reales di Madrid (1759), seguita da capolavori della maturità quali la Morte di Socrate (1762) e la Sant'Agata di Alzano Lombardo. Il suo lucido controllo formale, caratterizzato da stesure levigate e fisionomie dagli sguardi languidamente rivolti al cielo, preannunciò soluzioni proto-neoclassiche. Consacrato nel 1764 come primo direttore perpetuo della neonata Accademia di Pittura di Verona, mantenne il ruolo fino alla morte, lasciando incompiuta la Morte di Rachele.
Epoca: XVIII secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Olio su tela
Larghezza: 113
Altezza: 90
Riferimento (ID): 1798867
Disponibilità: Disponibile





































