Placido Costanzi (1702 – 1759), Il ratto delle Sabine
Placido Costanzi (Roma, 1702 – 1759)
Il ratto delle Sabine
Olio su tela, cm 49,5 x 66,5 – con cornice, 65,5 x 82
Il dipinto raffigura con forte concitazione il celebre episodio del Ratto delle Sabine, momento culminante della leggenda romana in cui i soldati di Romolo rapiscono le giovani donne sabine durante una celebrazione, per assicurare discendenza al popolo nascente. Al centro della scena un soldato solleva tra le braccia una fanciulla dal volto rivolto al cielo e il braccio destro alzato in un gesto disperato di invocazione, mentre altre figure, sullo sfondo e ai lati, si dibattono tra fuga e rassegnazione, in un turbinio di corpi e panneggi. Sulla sinistra, su un basamento, siede il re Romolo, che osserva la scena regale e distaccato, mentre attorno a lui si consuma la razzia. Questa versione trova un confronto diretto con un'altra tela autografa di Placido Costanzi, di identico soggetto e composizione, passata in asta da Christie's nel 2008: le due opere condividono le dimensioni, l'impianto scenico, la disposizione delle figure principali e l'intensità drammatica della narrazione, confermando l'esistenza di una redazione ricorrente del tema nella produzione dell'artista, probabilmente replicata per soddisfare committenze diverse.
La composizione sembra trarre ispirazione dal celebre Ratto delle Sabine di Pietro da Cortona, oggi conservato nella Pinacoteca Capitolina di Roma: da quest'opera Costanzi riprende in particolare la figura della Sabina con il braccio alzato al centro della scena, elemento iconografico che diventa il fulcro emotivo e visivo dell'intera composizione, richiamando la solenne teatralità barocca del maestro seicentesco pur filtrata attraverso una sensibilità pittorica più fluida e settecentesca.
Placido Costanzi nacque a Roma da Giovanni e Costanza Anguilla, in una famiglia di fabbricanti di gemme, mestiere seguito anche dai fratelli Tommaso e Carlo. Si formò sotto la guida dei Trevisani e successivamente di Benedetto Luti, sviluppando uno stile elegante e luminoso, affine a quello del contemporaneo Sebastiano Conca. Già entro il 1724 aveva realizzato decorazioni, oggi perdute, per i cardinali Alberoni e Acquaviva d'Aragona, e fu attivo precocemente anche in Toscana, inviando anche delle opere a Lima e in Francia. Dipinse numerose opere per le chiese romane, tra cui la Resurrezione di Tabita per Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, e affreschi per San Gregorio al Celio, Santa Maria in Campo Marzio e la chiesa di San Pietro Apostolo a Castel San Pietro. Collaborò dal 1725 con Jan Frans van Bloemen, detto l'Orizzonte, inserendo figure nei suoi paesaggi. Entrò nella Congregazione dei Virtuosi al Pantheon e nel 1741 nell'Accademia di San Luca, di cui divenne Principe nel 1758. Fu apprezzato anche all'estero, lavorando per Spagna, Inghilterra, Francia e Germania.
Costanzi fu un artista capace di muoversi con notevole abilità tra i diversi generi della pittura, spaziando dalle opere di ispirazione religiosa a quelle dedicate a temi storici e mitologici. Seppe farsi spazio all'interno del classicismo arcadico romano con un'impronta personale e un tocco accattivante, sviluppando nel tempo uno stile equilibrato, elegante e al tempo stesso rigoroso. Tra le sue opere di soggetto mitologico si ricordano la Fondazione della città di Alessandria, oggi al Walters Art Museum di Baltimora, e il Trionfo di Bacco e Arianna, conservato a Palazzo Labia a Venezia, testimonianze della sua capacità di coniugare narrazione storica, invenzione mitologica e raffinatezza compositiva, qualità pienamente riscontrabili anche in questo dipinto.
Epoca: XVIII secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Olio su tela
Lunghezza: 65
Altezza: 49
Riferimento (ID): 1804739
Disponibilità: Disponibile



































