Mauro Picenardi ( 1735 – 1809), attr. Cristo tra i discepoli
Mauro Picenardi (Crema, 1735 – Bergamo, 1809), attr.
Cristo tra i discepoli
Olio su tela, cm 62 x 37 - con cornice, cm 73 x 46
Il dipinto raffigura Cristo al centro di un vivace consesso di apostoli, colto nell'atto di benedire e congedarsi da loro in un momento che la tradizione iconografica riconduce all'Ascensione. Vestito di una tunica rosata e di un ampio manto verde-azzurro, il Salvatore alza la mano destra in un gesto solenne mentre con la sinistra regge il lembo della veste, in un movimento che imprime alla figura un certo dinamismo. Attorno a lui gli apostoli reagiscono con gesti diversi e teatrali: chi porta le mani al petto stupito, chi si getta a terra baciando il suolo, chi solleva lo sguardo verso l'alto, componendo un coro di emozioni che anima tutta la parte inferiore della tela. Nella zona superiore, entro una gloria di nubi dorate, si dispiega la visione celeste: la colomba dello Spirito Santo irradia fasci di luce, mentre teste di cherubini, un gruppo di puttini e due angeli, completano l'apparato soprannaturale con un cromatismo caldo e vaporoso.
L'opera si inserisce con naturalezza nella produzione di Mauro Picenardi, pittore cremasco la cui vicenda biografica e artistica si svolse ai margini geografici della Serenissima ma in costante dialogo con essa. Nato a Crema il 15 gennaio 1735, figlio del pittore cremonese Tomaso Picenardi, Mauro ricevette una prima formazione arcaica in bottega paterna, ma se ne allontanò presto, insofferente verso l'angustia culturale della città natale. Fu proprio l'esperienza veronese, maturata presso l'Accademia di Pittura sotto l'influsso di Giambettino Cignaroli e del Balestra, a segnarne in modo decisivo lo stile: non la lezione rivoluzionaria di Giambattista Tiepolo, ma quella più moderata, eppure stimolante, dell'ambiente veronese, capace comunque di aprirlo al respiro della pittura veneta.
In questa tela si riconoscono bene i tratti della sua maturità artistica: le figure non sono definite da contorni netti, ma costruite direttamente attraverso il colore, steso con pennellate libere e sciolte che sfaldano i profili in una resa vaporosa, quasi luminosa, particolarmente evidente nella gloria celeste in alto. Allo stesso tempo permane un solido impianto compositivo, debito della disciplina veronese, che ordina la concitazione delle figure terrene in una struttura piramidale chiara e leggibile, memore delle sue pale d'altare realizzate per chiese di Verona, Bergamo e del territorio cremasco. Questo bilanciamento tra rigore formale e libertà pittorica, tra disegno e colore, è la cifra che rende riconoscibile l'intera produzione sacra di Picenardi, dalle commissioni veronesi degli anni giovanili fino alle opere della piena maturità bergamasca, realizzate sotto la protezione di Giacomo Carrara e di Paolina Secco Suardi Gismondi, che gli procurarono numerosi incarichi nelle chiese cittadine e provinciali fino alla morte, avvenuta a Bergamo nel 1809.
Epoca: XVIII secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Olio su tela
Lunghezza: 37
Altezza: 62
Riferimento (ID): 1804749
Disponibilità: Disponibile





























