XIX secolo, Afrodite accovacciata su colonna
XIX secolo
Afrodite accovacciata su colonna
Alabastro, cm alt. 171
Questa scultura novecentesca in alabastro chiaro, pensata per una fruizione d’arredo d’alto antiquariato, presenta una raffinata soluzione espositiva d’insieme grazie all’integrazione strutturale tra la figura e la sua imponente colonna di sostegno. Il supporto, finemente intagliato con un fusto a scanalature tortili e sormontato da un capitello di gusto eclettico, non svolge una funzione meramente accessoria, ma solleva la Venere ad altezza dello sguardo dell’osservatore, accentuandone la verticalità ed esaltando il dinamismo della rotazione corporea tipico del soggetto. L’opera si inserisce nel solco della fortuna collezionistica dell’Afrodite accovacciata di Doidalsas, offrendo tuttavia un’interpretazione che si distingue sia dalle rigorose copie d'après l'antique d'epoca romana, sia dalle soluzioni rinascimentali o barocche. Se si confronta questa figura con la celebre Venere accovacciata del British Museum di Londra (collezione Lely) o con quella conservata al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, si nota subito una differente intenzione espressiva: nei marmi di età imperiale romana la figura esprime una compattezza quasi tesa, un pudore istintivo e un gesto di chiusura volti a proteggere la propria intimità dal bagno improvviso. In questa versione, invece, il gesto della mano sinistra aperta e leggermente sollevata perde il carattere trasalito dell'archetipo ellenistico per assumere un tono più aggraziato, quasi teatrale e scenografico. Un ulteriore confronto stringente si pone con la Venere accovacciata di Giambologna, oggi al Museo Nazionale del Bargello di Firenze. Giambologna aveva trasformato il tema antico in uno studio manierista sulla linea serpentinata, privo di appoggi strutturali vistosi per dare l'idea di un movimento infinito. L'autore di questo alabastro coniuga quella lezione di dinamismo plastico con una sensibilità decorativa di primo Novecento, legata alla produzione di atelier italiani di ambito carrarese o fiorentino. La scelta di abbinare alla statua una colonna salomonica tortile enfatizza l'eleganza degli ambienti borghesi del tempo, ricreando quell'atmosfera di colta rievocazione storica e di lusso accademico molto ricercata nell'arredamento d'arte del XIX secolo. La resa anatomica si presenta levigata e morbida, con una modellazione che ammorbidisce le durezze analitiche del classicismo per privilegiare l'omogeneità della superficie. I capelli sono acconciati con onde vaporose e raccolti in uno chignon elevato che slancia il profilo della testa, accordandosi con il volto delicato e dai tratti idealizzati. La finitura della superficie è differenziata con grande perizia tecnica: mentre il corpo della Venere è levigato fino a raggiungere una lucentezza quasi setosa che riflette la luce in modo omogeneo, la base rocciosa su cui poggia e i dettagli della colonna (in particolare il fusto tortile) presentano una lavorazione che accentua i contrasti d'ombra, creando un piacevole stacco visivo tra la figura umana e gli elementi architettonici.
Epoca: XIX secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Alabastro
Altezza: 171
Riferimento (ID): 1822755
Disponibilità: Disponibile






































