Artista neoclassico, XVIII secolo, Ebe e Giove

Artista neoclassico, XVIII secolo, Ebe e Giove
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Descrizione dell’oggetto d’antiquariato :

"Artista neoclassico, XVIII secolo, Ebe e Giove"

Artista neoclassico, XVIII secolo

Ebe e Giove

Olio su tavola, cm 33 x 24

Con cornice, cm 45 x 36


Il dipinto in esame, un olio su tavola inserito in una ricca cornice dorata, si inserisce verosimilmente, da un punto di vista storico-artistico, nel gusto del pieno Settecento, periodo in cui l'estetica neoclassica era dominante e i temi tratti dalla mitologia greco-romana godevano di grande popolarità soprattutto tra l’alta borghesia e la nobilità. Al centro della composizione, inscritta in una sorta di cornice ovale, viene raffigurata Ebe, dea greca della giovinezza (Juventas per i Romani), figlia di Zeus ed Era, eletta coppiera degli Dei sull'Olimpo. Citata più volte nei poemi omerici e da Esiodo nella sua Teogonia, verrà succeduta dal giovane principe troiano Ganimede. La divinità è qui incarnata da una giovane fanciulla seminuda dai lunghi capelli dorati e acconciati che svolazzano al vento; seduta delicatamente sopra una soffice nuvola, simbolo della sua dimora celeste nell’Olimpo, compie una lieve torsione del capo e del busto, da cui scivola un pregiato drappo rosato che contribuisce a infondere colore, vitalità e dinamismo alla scena. La nudità parziale o totale della divinità costituiva un espediente comune nella pittura mitologica, specialmente in epoca Rococò e Neoclassica, concorrendo ad esaltarne la bellezza e la purezza. Accanto a lei, sulla sinistra, è posizionata un'urna dorata sontuosamente decorata, attributo specifico del suo ruolo: in quanto coppiera degli Dei, Ebe ere incaricata di servire il nettare e l’ambrosia, la bevanda che garantiva l'immortalità e l’eterna giovinezza. L'altro protagonista della scena è Giove, re degli Dei, che qui non appare nella sua forma antropomorfa, bensì nel suo tradizionale e potente travestimento: l'aquila. Il volatile, dal piumaggio scuro e dal portamento maestoso ad ali spiegate, si trova sulla destra, in un atteggiamento che suggerisce stia per ricevere il nettare. Questa specifica iconografia, in cui Ebe porge la bevanda divina a Giove-Aquila, fu un soggetto particolarmente amato nel Neoclassicismo, poiché permetteva di unire la grazia e la sensualità femminile, incarnata dalla giovane dea, con la potenza e la sovranità maschile del re dell’Olimpo. A tal proposito il riferimento culturale più celebre per questo soggetto è certamente lo scultore Antonio Canova (1757–1822), che seppe infondere un movimento fluido ed una leggerezza eterea nelle due versioni marmoree conservate rispettivamente all’Alte Nationalmuseum di Berlino e all’Hermitage di San Pietroburgo. Canova cristallizzò l'immagine di Ebe come l'ideale della bellezza morale e fisica neoclassica, caratterizzata da una purezza formale assoluta (puritas) e da un'espressione di serena compostezza. La diffusione delle sue opere aumentò esponenzialmente l'interesse per il mito e influenzò direttamente i pittori che lavoravano sullo stesso tema. Nella tavola qui presentata l’artista tratta i protagonisti con una grande attenzione all'armonia anatomica e all'idealizzazione, applicando i principi di bellezza e proporzione stabiliti dalla riscoperta dell'arte classica. L'uso della luce è studiato per evidenziare la figura centrale, creando un effetto di morbidezza sulle nuvole e sulla pelle della dea. Il contrasto tra gli elementi terreni, come la coppa dorata, con quelli celesti, la nuvola e l'aquila, rafforza ulteriormente la natura mitologica della scena.

Prezzo: 2 800 €
Epoca: XVIII secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato

Materiale: Olio su tela
Larghezza: 24
Altezza: 33

Riferimento (ID): 1692262
Disponibilità: Disponibile
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