Alberto Carlieri (1672 – dopo 1720), Salomone adora gli idoli

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Descrizione dell’oggetto d’antiquariato :

"Alberto Carlieri (1672 – dopo 1720), Salomone adora gli idoli"

Alberto Carlieri (1672 – dopo 1720)

Salomone adora gli idoli

Olio su tela, cm 48,5 x 36

L'opera in esame, la cui scena è identificata come Salomone che adora gli idoli costituisce un unicum o quasi nella metodologia compositiva di Carlieri. Il soggetto iconografico trae origine dal Primo Libro dei Re (11:4-8), descrivendo il peccato di idolatria del re Salomone. La scena si svolge in primo piano, dove un gruppo di figure compie atti di venerazione presso un altare sormontato da una statua (l'idolo). La figura centrale, identificabile con Salomone per la sua posizione di rilievo e l'abbigliamento principesco, è circondata da donne, simboleggianti le consorti che lo condussero all'apostasia. L'azione si concentra sull'offerta e l'adorazione, momenti cruciali che cristallizzano la narrazione del peccato. L'elemento di rottura stilistica e l'originalità compositiva risiedono nella deliberata scelta di sostituire le architetture monumentali (caratteristica cardine di tutta la produzione del Carlieri) con un paesaggio imponente. Qui, Carlieri si inserisce nella tradizione del paesaggio ideale derivata da maestri attivi a Roma come Claude Lorrain e Gaspard Dughet.

Analogo è il modo in cui sono trattate le figure, le quali, in questo contesto, divengono protagoniste, superando la loro funzione di semplici elementi di contorno come nei suoi capricci. Le figure sono generalmente ben colorite e chiare per risaltare contro lo sfondo del paesaggio o delle rovine classiche. I loro abiti presentano spesso drappeggi dai colori vivaci (come il rosso, il giallo o l'azzurro), mentre i volti sono caratterizzati da gote rosee e nasi appuntiti. Anche la statua raffigurata si configura come un elemento tipologico ricorrente nella produzione dell'artista; tale cifra distintiva si ritrova con frequenza nelle sue composizioni.

L'opera di Alberto Carlieri (1672-1720) rivela un'innovazione pittorica fondamentale nella Roma tra Sei e Settecento. Nato e culturalmente formato nell'ambiente romano, Carlieri si impose come il principale interprete di una moderna evoluzione del genere quadraturista, superando la tradizione seicentesca per adottare una concezione tridimensionale e rigorosa dello spazio. La definizione critica della sua personalità artistica si deve in gran parte alle intuizioni pionieristiche di Hermann Voss (1959), che ne isolò un catalogo di centoquarantaquattro dipinti, e alla successiva e precisa ricostruzione biografica e stilistica operata da David Marshall (2004), il quale confermò le menzioni precoci di Carlieri nelle fonti coeve (Orlandi, 1719, e successivi). Avviato ai capricci da Giuseppe de’ Marchis, Carlieri perfezionò la sua arte sotto la guida di Andrea Pozzo, l'autore del trattato De Perspectiva pictorum et architectorum, che ne influenzò la metodologia con una precisa e progettuale elaborazione strutturale. Carlieri si distinse per una lucida orchestrazione tra interni ed esterni architettonici, pur mantenendo una certa fedeltà alle impostazioni inventiva di Ghisolfi-Codazzi nella sua prima fase, ma minimizzando la componente ruinistica rispetto alle soluzioni di Giovanni Ghisolfi. Esemplare è il Cortile di Palazzo (Collezione Privata), che attesta la sua applicazione scientifica di fondali scenografici mutuati direttamente dai disegni prospettici di Pozzo. È proprio questa nitida chiarezza costruttiva che aveva in precedenza portato alla confusione attributiva con Giovanni Paolo Panini, del quale Carlieri è ora riconosciuto come un imprescindibile precursore in opere come il Sacrificio di Calliroe. Partendo dall'Achille tra le figlie di Licomede (firmato e datato), Voss e Marshall hanno potuto ricondurre al pennello di Carlieri un vasto corpus di opere (come la Fuga in Egitto, Ester e Assuero, il Giudizio di Salomone e diverse Scene classiche), precedentemente disperso e attribuito in modo errato, confermando la sua importanza anche attraverso la sua presenza documentata in prestigiose raccolte collezionistiche, inclusa quella di Filippo Colonna. Il dipinto si può mettere a confronto con l’opera Mosè salvato dalle acque, in cui vediamo il medesimo trattamento del paesaggio e soprattutto delle nuvole sullo sfondo, così come la presenza di una cittàè turrita in lontananza.

Prezzo: 9 000 €
Epoca: XVII secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato

Materiale: Olio su tela
Larghezza: 48,5
Altezza: 36

Riferimento (ID): 1692271
Disponibilità: Disponibile
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