Busto in marmo di piccolo formato raffigurante Attis, manifattura italiana del periodo manierista, XVI secolo.
Provenienza: collezione Alain Finard, Parigi
Le sculture di piccolo formato fioriscono nel Manierismo, specialmente grazie a maestri come Giambologna, che eccelleva nel creare gruppi complessi e figure dinamiche in materiali pregiati come bronzo, marmo, argento o avorio, esplorando virtuosismo e movimento in dimensioni ridotte, un'evoluzione rispetto alla monumentalità rinascimentale. Le sculture di piccolo formato diventano popolari tra i collezionisti, fungendo da oggetti d'arte privata, da modelli per studi anatomici o da pezzi da esposizione in studi, "studioli" e camere delle meraviglie. Il XVI secolo vede la scultura di piccolo formato affrancarsi da mero prototipo per diventare un genere artistico compiuto, apprezzato per la sua complessità, il virtuosismo e la capacità di condensare idee artistiche in dimensioni intime. Si prediligono temi mitologici e allegorici, spesso legati alla riscoperta delle antichità classiche e al rinnovato interesse per i reperti romani.
Il nostro piccolo busto raffigura un soggetto estremamente raro: il dio Attis, divinità antica il cui culto si diffonde durante l'epoca romana imperiale; nato in Frigia dal demone ermafrodita Agditis e dalla figlia del fiume Sakarya, Nana, viene cacciato sulle montagne da quest'ultimo, allattato da una capra e cresciuto dai pastori. Attis diviene un giovane bellissimo, di cui si innamora Cibele, la figlia del re di Frigia. Numerose sono le leggende che girano intorno al loro amore travagliato e che vedono Attis morire e Cibele farlo risorgere e assumerlo come suo cocchiere. Il dio Attis è associato dagli studiosi a tutte divinità legate agli antichi riti di propiziazione della fecondità della terra, trovando corrispondenza in Adone, che gareggia con lui in quanto a bellezzza. Viene raffigurato come un giovane bellissimo con il berretto frigio sul capo; il suo volto ricorda quello di Antino, il favorito dell'imperatore Adriano.
Il busto è stato scolpito con un'eccezionale maestria, considerando anche le sue piccole dimensioni: i riccioli di Attis così come i tratti del volto sono minuziosamente dettagliati. La rifinitura si alterna tra lucido e opaco per dare maggiore risalto ai dettagli.
Le raffigurazioni di Attis arrivate ai nostri giorni non sono molto numerose e ritrovare l'originale da cui è stato tratto il nostro busto non è facile: lo si può confrontare con la testa conservata al Louvre o con la testa di Egnazia anche se la posizione di sbieco della testa fa pensare alla statua conservata al museo di Sarsina.
Un'ultima conferma della rara bellezza di questo oggetto ci viene dal suo precedente proprietario, l'antiquario Alain Finard, la cui galleria era un'istituzione in rue de Beaune a Parigi. Ma Monsieur Finard possedeva, proprio davanti alla sua galleria, un appartamento al primo piano dove aveva raccolto la sua collezione di pezzi più rari; lì si trovava il piccolo busto di Attis, dove aveva ospitato collezionisti ed esteti come Yves Saint-Laurent e il suo partner Pierre Bergé, Hubert de Givenchy e Rudolf Nureyev.
Su una base in plexiglass.
Misure
H tot cm 16,5
H busto cm 8,5
L busto cm 8
P busto cm 5
Base plexiglass cm 4 x 4
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