Pittore veneziano del XVII secolo, Capriccio architettonico
Pittore veneziano del XVII secolo
Capriccio architettonico
Olio su tela, cm 61 x 71 – con cornice, cm 79 x 90
Il dipinto raffigura una veduta portuale fantastica, ambientata in una laguna che richiama con evidenza l'atmosfera veneziana del Settecento. In primo piano, su una banchina animata da figure in abiti d'epoca, prettamente quattrocenteschi, elemento che rafforza l'ipotesi di una precisa chiave di lettura storica, si intravedono personaggi di diversa condizione sociale: un uomo in mantello rosso, alcune figure di schiavi o prigionieri semidistese e, sulla destra, un'elegante figura. Proprio le due figure nude in primo piano potrebbero alludere a un episodio storico del 1451: i Veneziani, insospettiti dalla costruzione di una flotta da guerra da parte di Maometto II, che mirava ad attaccare Costantinopoli, avevano inviato una spia (chiamata in veneziano bailo) per verificare questa voce. La corte di Maometto II rintracciò l'agente e lo riconsegnò a Venezia: le due figure nude potrebbero essere la rappresentazione simbolica di questo episodio. Per rassicurare il doge che non stesse allestendo una flotta d'attacco, Maometto II inviò una nave, ben visibile nella parte sinistra del dipinto, con a bordo il Gran Visir. I veneziani, tuttavia, non permisero l'attracco dell'imbarcazione, costringendola a gettare l'ancora nella laguna; dopo un lungo periodo di attesa, la nave fece ritorno verso Oriente. Sullo sfondo si apre una distesa d'acqua percorsa da imbarcazioni a vela, con torri e palazzi che emergono dalla laguna in una luce azzurrata e velata. Dominano la composizione imponenti colonnati corinzi, in parte integri e in parte diruti, che incorniciano lo spazio verso il bacino, fondendo suggestioni della classicità antica con la scenografia tipicamente lagunare. Solo due anni dopo quell'episodio diplomatico, nel 1453, Costantinopoli venne effettivamente attaccata e conquistata dall'esercito di Maometto II. I veneziani, sconfitti, si rifugiarono con le proprie navi sull'isola di Creta. Il capriccio sembrerebbe dunque rievocarne la memoria, celando sotto le vesti di un'arcadica veduta lagunare il ricordo di una delle pagine più drammatiche della storia della Serenissima.
Alla base dell'architettura, nell'angolo inferiore destro, si distinguono le lettere D.U., verosimilmente le iniziali dell'autore. L'attribuzione rimane incerta, ma tali iniziali potrebbero ricondurre a Domenico Uberti, pittore veneziano oggi poco noto, padre del più celebre Pietro Uberti, ritrattista attivo tra Venezia e le corti europee nella prima metà del Settecento. Se confermata, questa firma cifrata costituirebbe un indizio prezioso per restituire a Domenico un catalogo ancora tutto da ricostruire. L'opera si inserisce pienamente nella tradizione del vedutismo veneziano settecentesco, genere che conobbe straordinaria fioritura grazie alla domanda dei viaggiatori del Grand Tour, desiderosi di portare con sé memoria visiva della Serenissima. Il capriccio architettonico, che mescola rovine antiche e architetture fantastiche con scorci lagunari riconoscibili, fu uno dei generi prediletti accanto alla veduta topograficamente fedele.
Epoca: XVII secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Olio su tela
Larghezza: 71
Altezza: 61
Riferimento (ID): 1759814
Disponibilità: Disponibile



































