Gruppo in terracotta Giacomo Bongiovanni Caltagirone Sicilia XIX secolo
Artista: Giacomo Bongiovanni
Gruppo in terracotta dipinta a freddo di un mendicante e tre suonatori, tra cui un violinista cieco che dà il titolo all'opera, Il cieco, come da incisione sulla base(vedi foto).
Opera sicuramente di Bongiovanni Vaccaro, nonostante l'assenza della firma in pasta o dei marchi a rilievo sulla base, che era spesso la sede di un listello di carta su cui era scritto il nome dell'autore e dell'opera, che spesso si perdeva, o danneggiava e perciò in questo caso assente.
Le condizioni sembrano molto buone, a occhio nudo si vedono delle riprese nella pittura, che probabilmente mascherano dei restauri probabili data la fragilità di queste terracotte ma non essendo stati fatti da noi interventi non siamo in grado nè di confermarli nè smentirli. L'aspetto generale è comunque più che godibile.
Giacomo Bongiovanni, nacque a Caltagirone il 20 luglio 1772. Fu iniziato all'arte di modellare figurine in terracotta dal fratello maggiore Salvatore. Appena quattordicenne, rimase solo nell'arte, essendosi il fratello trasferito a Roma. Nel 1794 aprì bottega.
Incolto al punto di non saper fare la sua firma, era però dotato di una grande sensibilità artistica e di un acuto e penetrante spirito di osservazione che gli consentivano di cogliere, con eccezionale facilità, gli atteggiamenti e le espressioni più naturali dei personaggi dell'ambiente che lo circondava. Portò nella tecnica tradizionale delle figurine in terracotta una rilevante innovazione che consiste nella resa del panneggio con sottili foglie d'argilla, tagliate e sistemate sul modellato dei corpi ignudi a guisa di autentici vestiti. In ciò gli giovò l'avere osservato, nel locale convento di S. Bonaventura dei padri riformati, delle statuine di presepio del trapanese Giovanni Matera che erano vestite con vere e proprie stoffe tagliate ad abiti e inzuppate di colla per meglio aderire al modellato del corpo. Sempre vivendo in patria, egli osservava i crocchi e le liti delle comari, le riunioni pettegole nella bottega del ciabattino e del parrucchiere, i mendicanti ciechi, i suonatori ambulanti, i contadini che rincasavano sugli asini o sui muli, i frati della questua che chiedevano e facevano l'elemosina. Questi sono i soggetti che egli, con mirabile penetrazione psicologica, fermò nei suoi gruppi in terracotta, colorati al vero, con tempere ed olio. Con uguale sensibilità e perizia modellò pastori da presepio, facendo rivivere tipi di contadini e mandriani del suo paese. Istruì e associò nell'arte il nipote Giuseppe Vaccaro, figlio della sorella, nato nel 1809. Così la bottega portò il nome di Bongiovanni-Vaccaro. Nel 1856, già avanzato negli anni, lasciò al nipote il compito di fornire annualmente alla civica amministrazione i gruppi in terracotta promessi in segno di riconoscenza per avergli decretato, ancora vivente, un ritratto da porsi fra quelli degli illustri concittadini.
Morì il 6 dic. 1859.
Opera sicuramente di Bongiovanni Vaccaro, nonostante l'assenza della firma in pasta o dei marchi a rilievo sulla base, che era spesso la sede di un listello di carta su cui era scritto il nome dell'autore e dell'opera, che spesso si perdeva, o danneggiava e perciò in questo caso assente.
Le condizioni sembrano molto buone, a occhio nudo si vedono delle riprese nella pittura, che probabilmente mascherano dei restauri probabili data la fragilità di queste terracotte ma non essendo stati fatti da noi interventi non siamo in grado nè di confermarli nè smentirli. L'aspetto generale è comunque più che godibile.
Giacomo Bongiovanni, nacque a Caltagirone il 20 luglio 1772. Fu iniziato all'arte di modellare figurine in terracotta dal fratello maggiore Salvatore. Appena quattordicenne, rimase solo nell'arte, essendosi il fratello trasferito a Roma. Nel 1794 aprì bottega.
Incolto al punto di non saper fare la sua firma, era però dotato di una grande sensibilità artistica e di un acuto e penetrante spirito di osservazione che gli consentivano di cogliere, con eccezionale facilità, gli atteggiamenti e le espressioni più naturali dei personaggi dell'ambiente che lo circondava. Portò nella tecnica tradizionale delle figurine in terracotta una rilevante innovazione che consiste nella resa del panneggio con sottili foglie d'argilla, tagliate e sistemate sul modellato dei corpi ignudi a guisa di autentici vestiti. In ciò gli giovò l'avere osservato, nel locale convento di S. Bonaventura dei padri riformati, delle statuine di presepio del trapanese Giovanni Matera che erano vestite con vere e proprie stoffe tagliate ad abiti e inzuppate di colla per meglio aderire al modellato del corpo. Sempre vivendo in patria, egli osservava i crocchi e le liti delle comari, le riunioni pettegole nella bottega del ciabattino e del parrucchiere, i mendicanti ciechi, i suonatori ambulanti, i contadini che rincasavano sugli asini o sui muli, i frati della questua che chiedevano e facevano l'elemosina. Questi sono i soggetti che egli, con mirabile penetrazione psicologica, fermò nei suoi gruppi in terracotta, colorati al vero, con tempere ed olio. Con uguale sensibilità e perizia modellò pastori da presepio, facendo rivivere tipi di contadini e mandriani del suo paese. Istruì e associò nell'arte il nipote Giuseppe Vaccaro, figlio della sorella, nato nel 1809. Così la bottega portò il nome di Bongiovanni-Vaccaro. Nel 1856, già avanzato negli anni, lasciò al nipote il compito di fornire annualmente alla civica amministrazione i gruppi in terracotta promessi in segno di riconoscenza per avergli decretato, ancora vivente, un ritratto da porsi fra quelli degli illustri concittadini.
Morì il 6 dic. 1859.
3 650 €
Epoca: XIX secolo
Stile: Altro stile
Stato: Stato di usura
Materiale: Terracotta
Lunghezza: cm 33,5
Altezza: cm 31
Profondità: cm 21
Riferimento (ID): 1797539
Disponibilità: Disponibile
Foglio di stampa






























