Natura morta con frutta, Michele Pace, detto Michelangelo del Campidoglio (Roma, 1625 - 1669)
Natura morta con frutta
Scuola romana della seconda metà del XVII secolo
olio su tela (72 x 96 cm. - In cornice 87 x 112 cm.)
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Questa splendida composizione, emblema della natura morta barocca romana del pieno Seicento, mette in risalto una ricca varietà di frutti autunnali, colti nel momento della loro massima maturazione.
A destra spicca una mezza anguria spaccata, che mostra la polpa rossa ed i numerosi semi scuri, vicino a dei melagrani, che rivelano i chicchi rossi e lucidi all'interno. Accanto ad essi risalta un fitto e compatto grappolo di uva bianca e, poco sotto, piccoli acini di uva nera. A sinistra si notano dei fichi maturi aperti dalla buccia vellutata, aglio e altre piccole bacche, seguite da una caratteristica zucca costoluta decorata da striature scure.
Completano la scena rami di vite, sormontati da una canna di bambù che attraversa diagonalmente la composizione, inserita per dare profondità prospettica alla composizione, sia come richiamo alla dimensione rurale e di raccolta all'aria aperta.
L'opera è caratterizzata da una marcata regia luministica di matrice caravaggesca, con lo sfondo completamente scuro che permette alla luce radente di far emergere i volumi, le diverse superfici delle bucce ed i colori vibranti dei frutti, conferendo al tutto un forte senso di realismo e plasticità.
In particolare i caratteri dell’opera, che per stile e composizione si attribuisce senza indugi alla scuola romana, ci conducono a valutare come primo riferimento il nome di Michele Pace (Roma, 1625 - 1669), pittore romano detto Michelangelo del Campidoglio, in modo particolare per la costruzione scenica, le esuberanti stesure pittoriche ed il modo di rendere la texture delle varie tipologie di frutti.
L’assenza di lavori firmati del Campidoglio rende difficile collocare i suoi dipinti in ordine cronologico: nato a Roma, vi trascorse gran parte della sua carriera lavorativa, eccetto qualche breve soggiorno a Napoli, dove entrò in contatto con le opere di Abraham Brueghel (1631-1690), da cui attinse evidenti motivi pittorici.
L'influenza di altri maestri del genere della natura morta attivi a Roma nello stesso periodo è però evidente e spiega le difficoltà attributive che spesso gli studiosi devono affrontare. Nel nostro caso il dipinto rivela decisamente anche attinenze stilistiche con alcune opere di altri due specialisti, il più noto Bartolomeo Castelli il Giovane (Roma 1696-1738) ed ancora Michelangelo Cerquozzi (Roma 1602-1660).
Nel Seicento romano, l'attribuzione delle nature morte si scontrano infatti con una fitta rete di collaborazioni, scambi di bottega e vicinanze stilistiche tra i nomi appena menzionati.
Nel nostro caso specifico, il tratto distintivo di quest'opera – e della sigla stilistica del Campidoglio – è la presentazione della frutta esibita nel momento della sua massima e turgida maturazione, ad esempio la mezza anguria sulla destra e i melagrani al centro che sono squarciati dall'interno.
Questa scelta non ha solo una valenza estetica (permettere al pittore di mostrare la polpa succosa e la minuziosa texture dei semi neri e dei chicchi), ma racchiude un forte significato allegorico legato al concetto di Vanitas: la bellezza effimera della natura colta un istante prima del suo inevitabile declino.
INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI:
L’opera è completa di una piacevole cornice in legno dorata ed è corredata di certificato di autenticità e garanzia.
Ci occupiamo ed organizziamo il trasporto delle opere acquistate, sia per l'Italia che per l'estero, attraverso vettori professionali ed assicurati. È anche possibile vedere il dipinto nella galleria di Riva del Garda, saremo lieti di accogliervi per mostrarvi la nostra raccolta di opere.
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Epoca: XVII secolo
Stile: Luigi XV - Transizione
Stato: Sato molto buono
Materiale: Olio su tela
Larghezza: encadré 112 cm.
Altezza: encadré 87 cm.
Riferimento (ID): 1811477
Disponibilità: Disponibile





































