Il suicidio della regina Sofonisba, Carlo Francesco Nuvolone (Milano 1609 - 1662)
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Il suicidio della regina Sofonisba, Carlo Francesco Nuvolone (Milano 1609 - 1662)

Artista: Carlo Francesco Nuvolone (milan 1609 - Milan 1662) Attribué
Carlo Francesco Nuvolone (Milano 1609 - Milano 1662) attribuibile
Il suicidio della regina Sofonisba

Olio su tela

76 x 60 cm.
In cornice 100 x 85 cm.

DETTAGLI COMPLETI DEL DIPINTO (CLICCA QUI)


Il dipinto in esame cattura il tragico momento in cui Sofonisba, l’ultima regina di Cartagine, si toglie la vita piuttosto che dover essere condotta a Roma e sfilare come prigioniera di guerra, sottomettendosi ai romani.

Si tratta di un tema molto caro alla pittura barocca per il suo alto potenziale drammatico, qui enfatizzato dalla raffigurazione della donna immortalata nell’attimo in cui il veleno inizia a fare effetto, con il capo reclinato in un languido abbandono, ancora sostenuto dal braccio appoggiato ad un ricco cuscino di velluto rosso con nappa. Nella mano sinistra, adagiata in basso, regge la coppa dorata da cui ha appena bevuto il veleno, simbolo del suo sacrificio estremo.

La regina cartaginese è ritratta in tutta la sua bellezza, indossa vesti sontuose, una camicia bianca finemente drappeggiata, parzialmente scivolata a scoprire la spalla, e una sopravveste in tessuto damascato con motivi floreali e i capelli ornati da fili di perle intrecciati che sottolineano il suo rango regale.

La sua vicenda, una storia di intrighi politici e amore sullo sfondo della seconda guerra punica, l’ha resa una delle figure femminili più celebri ed affascinati dell’antichità: diventata nel tempo simbolo di fierezza e di dignità, il suo gesto è l'emblema del coraggio, ispirando per questo numerose opere letterarie ed artistiche.

Sofonisba sposò Siface, re dei Numidi, per suggellare l'alleanza tra Cartagine e la Numidia contro Roma. Dopo che Siface fu sconfitto dai Romani e da Massinissa, quest'ultimo entrò nella città di Cirta e quando la vide, colpito dalla sua bellezza, se ne innamorò e la sposò immediatamente per salvarla dall'essere portata come prigioniera a Roma.

Ma purtroppo il generale romano Scipione pretese che la donna fosse ugualmente consegnata a Roma per sfilare come trofeo nel suo trionfo, e poiché Massinissa non poteva opporsi a tale decisione, inviò a Sofonisba del veleno affinché potesse uccidersi ed evitare l'umiliazione della prigionia.

La morte volontaria rappresentò l'unica via per preservare la dignità regale e l'autonomia personale di fronte alla schiavitù imposta dai vincitori romani.

La storia di Sofonisba era un tema molto popolare anche perché permetteva agli artisti di esplorare il contrasto tra la bellezza femminile e la nobiltà d'animo, il tutto enfatizzato da un racconto caratterizzato da un intenso effetto drammatico, focalizzandosi sull'estasi tragica della protagonista.

Il dipinto è attribuibile al pittore milanese Carlo Francesco Nuvolone (Milano 1609 - Milano 1662), esponente principale del Seicento lombardo dalla spiccata sensibilità barocca.

L'opera ne presenta i tratti distintivi, con la sua classica stesura pittorica morbida e sfumata, influenzata dal Murillo, tanto da essere soprannominato il "Murillo della Lombardia”, utilizzando pennellate morbide per creare un'atmosfera quasi eterea attorno ai personaggi.

Le figure di Nuvolone, specialmente quelle femminili, sono caratterizzate da una forte componente emotiva, con una grazia malinconica: l’intimismo, la soffusa sensualità che il quadro offre sono segno distintivo della raggiunta maturità del pittore e della sua totale adesione al mondo barocco.

Nello specifico, se prendiamo a paragone le sue famose Cleopatre o Erodiadi, presentano come nell’opera qui esposta spesso volti reclinati, occhi socchiusi e bocche leggermente aperte, fondendo sacro e profano in un'estetica della sofferenza voluttuosa.

L’espressione di forte pathos appare qui ammorbidita dalla ricerca di una bellezza ideale e di una narrazione coinvolgente tipica della maturità di Carlo Francesco.

L'uso di un cuscino rosso acceso su cui poggia il braccio e i riflessi metallici della coppa sono infine elementi tipici delle sue composizioni, che bilanciano il realismo lombardo con una ricerca di eleganza aristocratica. I dettagli preziosi poi, come la resa minuziosa dei capelli ornati di perle e la vaporosità dei tessuti della veste, dimostrano l'abilità tecnica dell'artista nel rendere le diverse materie.


INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI:

Il dipinto viene venduto completo di una cornice antica ed è corredato di certificato di autenticità e scheda iconografica descrittiva.

Ci occupiamo ed organizziamo il trasporto delle opere acquistate, sia per l'Italia che per l'estero, attraverso vettori professionali ed assicurati.

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6 900 €
credit

Epoca: XVII secolo

Stile: Luigi XV - Transizione

Stato: Sato molto buono

Materiale: Olio su tela

Larghezza: encadré 85 cm.

Altezza: encadré 100 cm.

Riferimento (ID): 1769131

Disponibilità: Disponibile

Foglio di stampa

Viale Giuseppe Canella, 18
Riva del Garda 38066, Italia

+39 333 2679466 - Alessandro Padovani

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