Federico Moja (Milano, 20 ottobre 1802 – Dolo (VE), 29 marzo 1885), La messa tra le rovine
Federico Moja (Milano, 20 ottobre 1802 – Dolo (VE), 29 marzo 1885)
La messa tra le rovine
Olio su tela, cm 45 x 59,5
Firmato e datato Federico Moja 1854
Un raggio di luce dorata filtra tra le arcate diroccate e illumina la scena sacra che si svolge tra le rovine di un antico edificio religioso: un sacerdote, inginocchiato davanti a un altare improvvisato, celebra la messa mentre alcune figure femminili assistono raccolte in preghiera sulla sinistra, presso una finestra ogivale ancora intatta. La volta gotica, invasa dalla vegetazione e dai rami intricati che si insinuano tra le pietre consunte, si apre in un grande arco sfondato attraverso il quale si scorge un ampio paesaggio montano, reso con tonalità atmosferiche che virano dal rosa dell'alba all'azzurro delle vette lontane, popolato da minute figure di viandanti. Il contrasto tra la penombra raccolta dell'interno e la luce diffusa del paesaggio esterno crea un effetto scenografico di grande suggestione, tipico della sensibilità romantica ottocentesca.
L'opera, firmata e datata 1854, si inserisce in un filone privilegiato dalla produzione di Federico Moja, quello degli interni ecclesiastici, ma se ne discosta per un aspetto significativo: mentre la maggior parte dei suoi dipinti di soggetto religioso ritrae ambienti realmente esistenti, studiati dal vero all'interno di istituzioni ancora attive e riconoscibili, come la Certosa di Pavia, la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia o la basilica di Sant'Eustorgio a Milano, qui l'artista costruisce una scena di invenzione, ambientata in un edificio in rovina che diventa pretesto per una riflessione più libera sul rapporto tra architettura, natura e devozione. Il paesaggio montuoso che si apre oltre l'arco richiama soluzioni analoghe adottate dal pittore in altre occasioni, come nel Paesaggio montano conservato presso le Gallerie dell'Accademia di Venezia o nel Paesaggio col fiume Latte presso Lecco, oggi all'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino, opere in cui la resa atmosferica e luminosa delle vette assume un ruolo centrale nella composizione.
Federico Moja nasce a Milano nel 1802 da una famiglia di artisti e si forma frequentando, a partire dal 1818, l'Accademia di Belle Arti di Brera, dove diviene allievo di Giovanni Migliara. La sua produzione giovanile è caratterizzata da vedute prospettiche cittadine, interni conventuali e soggetti di ispirazione storico-letteraria, eseguiti in stretta continuità con l'insegnamento del maestro. Il soggiorno parigino e i viaggi compiuti in territorio francese tra il 1830 e il 1834 gli offrono nuovi spunti tematici, ai quali tornerà ripetutamente anche a distanza di molti anni. Nel 1841, mentre Luigi Bisi si affermava sulla scena artistica milanese, Moja si trasferisce a Venezia, città che diventa il centro della sua maturità artistica: qui viene nominato professore di Prospettiva all'Accademia di Belle Arti nel 1845, incarico che manterrà per trent'anni, fino al 1875. In questo periodo si specializza nella raffigurazione di vedute veneziane e di altre città venete, opere che invia costantemente alle esposizioni dell'Accademia di Brera e della Società Promotrice di Torino. Concluso l'insegnamento, si ritira a Dolo, dove prosegue la propria attività pittorica fino alla morte, senza mutare sostanzialmente il linguaggio figurativo maturato negli anni precedenti, fedele a una visione prospettica rigorosa e a un gusto descrittivo attento ai dettagli architettonici e atmosferici.
Epoca: XIX secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Olio su tela
Larghezza: 59,5
Altezza: 45
Riferimento (ID): 1820540
Disponibilità: Disponibile






































