Pseudo Giampietrino B (Milano, III e V/VI decennio del sec. XVI), Maddalena penitente
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Pseudo Giampietrino B (Milano, III e V/VI decennio del sec. XVI), Maddalena penitente

Pseudo Giampietrino B (attivo a Milano fra III e V/VI decennio del sec. XVI)

Maddalena penitente

Olio su tela, cm 75,5 x 65

Con cornice, cm 100 x 90

Il dipinto in esame, raffigurante una Maddalena penitente, si inserisce nel fecondo solco della produzione leonardesca milanese della prima metà del Cinquecento ed è un’opera del cosiddetto Pseudo-Giampietrino B, personalità artistica distinta ma operante stabilmente all'interno della bottega di Gian Pietro Rizzoli, detto il Giampietrino. Questa figura di collaboratore, isolata dalla critica moderna per distinguere le varianti stilistiche rispetto al maestro, ripropone qui un’iconografia di straordinario successo commerciale e devozionale che vedeva nel prototipo conservato all'Accademia Carrara di Bergamo uno dei suoi vertici assoluti. L’opera del Giampietrino si caratterizza per una sistematica idealizzazione della figura femminile, filtrando l’eredità leonardesca attraverso un’estetica di levigata compostezza che trova massima espressione nei cicli dedicati a donne celebri della storia sacra e profana. Attraverso soggetti quali Maria Maddalena, Santa Caterina d'Alessandria e Lucrezia, l'artista codifica un canone di bellezza dai tratti scultorei e dalla vibrante carica emotiva, dove il sapiente uso dello sfumato conferisce alle carni una luminosità quasi smaltata. Queste figure, ritratte con una grazia che oscilla tra il misticismo devozionale e la sensualità tragica, testimoniano la capacità del pittore di trasformare il modello vinciano in un marchio stilistico distintivo, rendendo le sue eroine archetipi intramontabili del Rinascimento lombardo. Rispetto alla versione bergamasca del Giampietrino, dove il volto della santa è immerso in uno sfumato morbido e malinconico, l’opera dello Pseudo-Giampietrino B rivela una diversa sensibilità plastica che si traduce in una resa anatomica quasi scultorea, evidente soprattutto nella definizione dell'avambraccio e della spalla, che appaiono più solidi e meno fusi atmosfericamente. L’organizzazione della bottega del Giampietrino prevedeva l’uso sistematico di cartoni preparatori replicati con minime variazioni per soddisfare una committenza aristocratica desiderosa di immagini di intensa bellezza e rigore formale; in questo contesto lo Pseudo-Giampietrino B emerge come un esecutore di alto livello, capace di mantenere l’eleganza del modello originale pur adottando un segno più grafico e un panneggio dalle pieghe quasi metalliche, come si nota nel manto verde smeraldo che avvolge la figura. Caratteristiche della sua pittura sono la marcata plasticità nel trattamento delle anatomie, un uso più accentuato del chiaroscuro e una sottile tendenza alla fisionomia caricaturale nei volti, bilanciata dall’abilità nel rendere con piccoli tocchi di colore l'oro dei capelli. Il pittore tratta la medesima composizione della Maddalena, derivante dal citato modello della Carrara, in altre due versioni: quella del Museo Horne di Firenze e quella della collezione dei conti Wemyss e March in Scozia.

Bibliografia: C. Geddo, La Madonna di Castel Vitoni del Giampietrino, in Academia Leonardi Vinci, Volume VII, 1994, pp.64-65

16 000 €

Epoca: XVI secolo

Stile: Altro stile

Stato: Buono stato

Materiale: Olio su tela

Larghezza: 65

Altezza: 75,5

Riferimento (ID): 1841546

Disponibilità: Disponibile

Foglio di stampa

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