Scuola lombarda del XVII secolo, Maria Maddalena e San Girolamo
Scuola lombarda del XVII secolo
Maria Maddalena e San Girolamo
Olio su tela ovale, cm 99 x 72
Con cornice, cm 107 x 80
Entro un elegante e dinamico formato ovale, l'opera raffigura in primo piano la figura di Santa Maria Maddalena penitente. La santa è resa con i capelli biondi e sciolti sulle spalle, parzialmente velata da un drappeggio scuro, con lo sguardo estatico e languido rivolto verso l'alto. Tra le mani stringe con devozione il Crocifisso, mentre ai suoi piedi si dispongono i tradizionali attributi dell'iconografia anacoretica: il libro aperto delle Scritture, il teschio monito della vanitas e il vaso degli unguenti. Immediatamente alle sue spalle, nello stesso ambiente cavernoso, si staglia la figura di San Girolamo. Il santo anziano, dalla barba canuta, è cinto dal mantello rosso e nell'atto della mortificazione corporea: con una mano stringe la pietra con cui è solito percuotersi il petto, mentre con l'altra compie un gesto d'orazione. In alto a destra fa la sua comparsa la tromba angelica, evidente richiamo al Giudizio Universale e alla visione celeste del Dottore della Chiesa nel deserto. 'elemento di spiccata rarità ed eccezionalità risiede proprio nell'unicità della scelta iconografica: riunire nello stesso spazio e nel medesimo istante narrativo due figure storicamente e cronologicamente distanti come la Maddalena e San Girolamo. Sebbene entrambi incarnino i massimi archetipi della penitenza eremitica e della meditazione sui novissimi, la loro compresenza ravvicinata in un'unica tela supera la tradizionale impostazione dei santi intercessori per dar vita a un vero e proprio manifesto visivo del pentimento e della redenzione.
Dal punto di vista storico-artistico, la tela si inserisce perfettamente nel solco della pittura lombarda del Seicento, profondamente condizionata dagli orientamenti teologici e normativi impressi dalla Controriforma. Il principale catalizzatore di questa trasformazione linguistica e concettuale fu il cardinale Federico Borromeo, il quale, sulla scia dell'opera del cugino Carlo, codificò nel trattato De Pictura Sacra (1622) i precetti rigorosi a cui l'arte sacra doveva attenersi.
Sotto l'influenza dell'episcopato borromaico, la pittura abbandonò definitivamente i virtuosismi intellettualistici del Manierismo per farsi strumento pedagogico, catechistico e persuasivo. L'immagine sacra doveva educare i fedeli alle verità di fede e "muovere gli affetti", provocando una forte partecipazione emotiva. L'opera si arricchì così di un marcato pathos drammatico: gli sguardi accorati rivolti al cielo, i gesti enfatici delle mani e le torsioni dei corpi servivano a coinvolgere direttamente l'osservatore, spingendolo alla commozione, all'immedesimazione e infine alla contrizione dei propri peccati.
Epoca: XVII secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Olio su tela
Larghezza: 72
Altezza: 99
Riferimento (ID): 1847483
Disponibilità: Disponibile






































