Ritratto di cane maltese
Firmato in basso a sinistra “Schenck”
Olio su tela, 46 x 38 cm
Biografia dell'artista:
Nacque a Glückstadt, città danese poi annessa alla Prussia, nella provincia dello Schleswig-Holstein. Figlio di Jakob e Christine Granso, iniziò la sua carriera come commerciante e cercò di fare fortuna in Inghilterra e poi in Portogallo, dove rimase per cinque anni, vendendo vino a Porto. Rovinato, vendette le sue cantine e arrivò in Francia, prima a Parigi, poi a Villiers-le-Bel, nel 1861, e infine a Écouen, intorno al 1862. In seguito, anche al momento del suo massimo splendore come pittore, continuò a svolgere l'attività di commerciante associandosi, tra il 1875 e il 1882, a un uomo di nome Jean Théodore Coupier, domiciliato a Parigi, specializzato nella produzione di coloranti per tintura, derivati dal catrame di carbone. A Varsavia, il 23 agosto 1850, sposò Louise Emilie Stapaczjuska.
Si dedicò poi alla pittura, inizialmente da dilettante, e divenne allievo, come molti altri, di Léon Cogniet, che gli insegnò la riproduzione realistica degli animali su tela, che gli valse una medaglia nel 1865 e qualche complimento da parte di Émile Zola, nelle sue critiche al Salon del 1866, che rimase sorpreso nel vedere quanto i modelli assomigliassero a quelli raffigurati sulla tela. Il suo marchio di fabbrica divenne col tempo la pittura di pecore. Si racconta, e molti ne sono stati testimoni, che nella sua vasta produzione, oggi scomparsa, in cima alla rue de la Beauvette, che oggi porta il suo nome, allevasse animali e in particolare pecore, modelli che aveva a portata di mano, quelli che Émile Zola, in persona, vide durante la sua visita a Écouen. Louis Enault, scrisse su « La Presse » del 28 maggio 1880: «Così, conosce meglio di chiunque altro le loro andature abituali, i loro atteggiamenti preferiti e il gioco mobile delle loro fisionomie». I lunghi soggiorni in Alvernia lo ispirarono a dipingere numerosi quadri di pecore, spesso sorprese da una tempesta di neve, «con i velli tremanti e sollevati, molto commoventi, molto patetici e molto veri», conclude lo stesso giornalista.































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