Emilio Notte (1891–1982), figura di rilievo del Futurismo. Inizia il suo percorso a Napoli nel 1906 sotto Vincenzo Volpe, per poi trasferirsi a Firenze dove studia con Adolfo De Carolis e frequenta Giovanni Fattori. In Toscana stringe legami con grandi intellettuali come Giovanni Michelucci e Galileo Chini, conoscendo nello studio del suo maestro anche Gabriele D’Annunzio. Nel corso della sua carriera, tornerà a Napoli per dirigere l'Accademia di Belle Arti, segnando profondamente la didattica e l'arte del suo tempo.
In quest’opera, Emilio Notte applica l’esercizio futurista delle Parolibere, facendo convergere la pittura, cardine della sua carriera pubblica, con la poesia: un tesoro creativo che l'artista ha custodito gelosamente per tutta la vita. Attraverso questa fusione, Notte scardina i canoni tradizionali della scrittura e della lettura. Le lettere occupano lo spazio in totale libertà, svincolate da ogni coerenza dimensionale, fino a formare agglomerati di segni manipolati che danno vita a figure antropomorfe ma contemporaneamente a parole.
"Due lame s'incontrano.."






















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