XIX secolo Il giudizio di Paride in Avorio
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XIX secolo Il giudizio di Paride in Avorio

XIX secolo

Il giudizio di Paride

Avorio, diametro (con cornice) 12,7 cm
Corredato dal certificato Cites


Giunone si avanzò per prima con passo calmo e regale [...] e con i gesti fece intendere al pastore che, se gli avesse attribuito la palma della bellezza, gli avrebbe concesso il dominio su tutta l'Asia.

Minerva poi, affrettando il passo [...] assicurò al pastore che, se fosse uscita vincitrice dal certame di bellezza, egli sarebbe diventato forte e famoso per i suoi trionfi in guerra.

Ma Venere, avanzando sorridente al centro della scena tra gli applausi del teatro, si fermò con dolcezza di fronte a Paride. Con il movimento delle mani fece balenare la promessa che, se ella fosse stata preferita alle altre due dee, gli avrebbe dato in sposa una donna di straordinaria bellezza, del tutto simile a lei.

Allora il giovane frigio porse di buon grado alla fanciulla la mela d'oro che teneva in mano, quale segno di vittoria (Apuleio, Le Metamorfosi (L'asino d'oro): Nel Libro X - Cap. 31–32).


La composizione visualizza il momento culminante del Giudizio di Paride, l'antfatto mitologico che condurrà al rapimento di Elena e al drammatico scoppio della Guerra di Troia. L'intagliatore dispone la scena ponendo il giovane principe troiano, in abiti pastorali, nell'atto di formulare la sua fatidica scelta, impugnando il pomo d'oro lanciato dalla dea Eris recante la scritta "Alla più bella". Di fronte a lui figurano le tre dee dell'Olimpo, caratterizzate dai rispettivi attributi e dalla differente resa anatomica e plastica dei drappeggi: Era (Giunone), espressione della sovranità e del potere politico; Atena (Minerva), incarnazione della sapienza e della virtù bellica; e Afrodite (Venere), raffigurata nella sua ideale bellezza e affiancata da Cupido. Guidate sul monte Ida da Ermes (Mercurio), le divinità si offrono al giudizio del mortale in un equilibrato gioco di sguardi e contrapposti plastici che amplificano la tensione drammatica del racconto.

L'efficacia narrativa dell'opera affonda le sue radici in un corpus letterario secolare che dalla Grecia arcaica giunge fino alla tarda antichità latina. Sebbene l'Iliade di Omero accenni soltanto al giudizio (Libro XXIV), l'episodio trova la sua prima formulazione estesa nei Cypria (Canti Ciprii), poema perduto del Ciclo Troiano riassunto nella Crestomazia di Proclo. Nel corso dei secoli, la storia è stata rielaborata dalla tragedia greca — in particolare da Euripide in Le Troiane ed Elena — per poi trovare nei Dialoghi degli dei di Luciano di Samosata una celebre declinazione drammatica e visiva. È tuttavia attraverso i testi latini che il mito si trasmette all'arte occidentale: Ovidio, nelle Heroides (Epistula XVI) e nelle Metamorfosi, ne restituisce i dettagli psicologici e le promesse delle dee, mentre Apuleio, nel Libro X de L'asino d'oro, ne descrive un'estesa pantomima teatrale che diventerà il vero e proprio modello scenografico per gli artisti dal Rinascimento in poi.



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2 400 €

Epoca: XIX secolo

Stile: Altro stile

Stato: Buono stato

Materiale: Avorio

Diametro: 12

Riferimento (ID): 1804730

Disponibilità: Disponibile

Foglio di stampa

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