Scuola ferrarese, seconda metà del XVI secolo, Natività
Scuola ferrarese, seconda metà del XVI secolo
Natività
Olio su rame, cm 23 x 18,5 – con cornice, cm 52 x48
Il dipinto raffigura la Natività secondo uno schema compositivo diffuso nell'Italia del secondo Cinquecento attraverso la grafica fiamminga, e in particolare richiama da vicino un'invenzione di Marten de Vos, pittore anversese le cui composizioni sacre circolarono ampiamente in incisione grazie a stampatori come Adriaen Collaert, Johannes Sadeler e Hieronymus Wierix. Da queste matrici derivano l'impostazione diagonale della scena, il gruppo della Vergine china sul Bambino deposto su un giaciglio di paglia entro una cesta, la figura di San Giuseppe appoggiato al bastone in atto di meraviglia, e la coppia di angeli che, nell'angolo superiore sinistro, assiste alla scena in controluce. Sul supporto in rame, tecnica che nella seconda metà del secolo si diffonde in area emiliana per la resa smaltata e luminosa dei colori, l'anonimo pittore ferrarese traduce il modello incisorio in una tavolozza calda, giocata su rossi, ocra e velature brune, con un naturalismo affettuoso nei volti e nei gesti.
La cultura figurativa ferrarese della seconda metà del Cinquecento, erede della stagione di Dosso Dossi e Garofalo ma ormai aperta ai linguaggi della Controriforma, elabora proprio in questi decenni un repertorio di Natività e Adorazioni segnato dall'incontro fra memoria classica e sensibilità notturna. Sebastiano Filippi detto il Bastianino, protagonista della decorazione del Duomo di Ferrara, introduce architetture all'antica, ruderi e colonnati che alludono al mondo pagano superato dall'avvento di Cristo, insieme a un gusto per le figure allungate e per gli effetti di penombra che avvicinano le sue composizioni sacre a quella qui esaminata, dove le rovine classiche sullo sfondo a destra svolgono la medesima funzione simbolica.
Accanto a lui, Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino sviluppa un'analoga predilezione per paesaggi crepuscolari, popolati da rovine e costruzioni classicheggianti avvolte in una luce calante: la sua Adorazione dei Magi oggi in collezione privata mostra assonanze stilistiche nella costruzione delle figure e nei panneggi, mentre la versione conservata al Walters Art Museum di Baltimora, con la sua scelta di un paesaggio notturno rischiarato da bagliori diffusi, propone soluzioni luministiche e cromatiche molto vicine a quelle del nostro dipinto. In questo dialogo fra grafica nordica e tradizione pittorica locale si colloca l'opera in esame, testimonianza minore ma coerente della fortuna ferrarese dei modelli fiamminghi nel secondo Cinquecento.
Epoca: XVI secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Dipinto ad olio su rame
Larghezza: 18,5
Altezza: 23
Riferimento (ID): 1822748
Disponibilità: Disponibile




































