Giuseppe Gambogi (Pisa, 1862 – Firenze, 1938), Figura femminile sdraiata
Giuseppe Gambogi (Pisa, 1862 – Firenze, 1938)
Figura femminile sdraiata, 1900
Alabastro, cm 25 x 15 x 21
Firmata sul lato: G. Gambogi
Giuseppe Gambogi (Pisa, 1862 – Firenze, 1938) è stato un raffinato scultore italiano, figura di spicco nel panorama della plastica decorativa e figurativa a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Formatosi in ambiente toscano, Gambogi trasferì presto la propria attività a Firenze, installando un rinomato studio-laboratorio in Via Cimarosa, nel quartiere di San Jacopino. In questo atelier, affiancato negli anni dai figli Mario e Gastone, l'artista diede vita a una produzione florida e versatile, capace di intercettare il gusto dell'alta borghesia dell'epoca e di conquistare un vasto mercato collezionistico internazionale, in particolare anglosassone e americano. Il linguaggio plastico di Gambogi si colloca all'incrocio tra il Verismo di epoca umbertina, la sensibilità romantico-orientalista e le seduzioni flessuose del gusto Liberty. La sua cifra stilistica si distingue per una straordinaria perizia tecnica nella lavorazione di materiali di pregio, in primis il marmo di Carrara, il bronzo e soprattutto l'alabastro statuario, virtuosamente scolpito per ottenere superfici patinate, effetti di traslucidità e delicate modularità luminose. Tra le sue opere più note si ricordano sia lavori di taglio storico e letterario — come il celebre rilievo L'incontro di Dante e Beatrice o il commovente Busto di Gemma Mugnai (1898) —, sia figure allegoriche e di ambientazione esotica come Salomé, Cleopatra e l'Allegoria della Musica, nelle quali la narrazione cede il passo a una decoratività densa di charme sensuale e ricercatezza stilistica. Un posto di assoluto rilievo all'interno della sua produzione spetta senza dubbio alla figura femminile, soggetto elettivo attraverso il quale Gambogi ha espresso al meglio la transizione verso il gusto fin de siècle e Art Nouveau. Le donne di Gambogi non sono soltanto muse ideali o edulcorate presenze accademiche, ma incarnano l'estetica della femminilità sognante, languida e consapevole tipica del primo Novecento. La scultura in alabastro qui analizzata, firmata dall’artista sul fianco, costituisce un esempio emblematico di questa linea poetica ed esecutiva. Eseguita all'incirca tra il 1900 e il 1910, l'opera raffigura una giovane donna colta in un momento di intima distensione, adagiata con naturalezza su una poltrona imbottita. La figura si abbandona a un gesto di morbido stiramento, portando le braccia reclinate dietro la testa in una posa di classica sensualità che valorizza la tridimensionalità del blocco scolpito. L'artista dimostra un dominio magistrale dell'alabastro: la superficie appare quasi serica al tatto e le naturali venature della pietra accentuano i passaggi chiaroscurali e la profondità dei volumi. La veste leggera e adesa alle forme sottolinea con delicatezza le linee del corpo, trasformando il drappeggio in un ritmo fluido che accompagna lo sguardo dell'osservatore lungo le gambe incrociate fino ai piedi nudi. Con quest'opera, Giuseppe Gambogi riesce a tradurre la pesantezza della pietra in una percezione di estrema leggerezza, calando la lezione del verismo toscano nell'eleganza sofisticata del Liberty europeo.
Epoca: XIX secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Marmo
Larghezza: 15
Altezza: 25
Profondità: 21
Riferimento (ID): 1820545
Disponibilità: Disponibile




































