Seguace di Jan van der Straet detto Giovanni Stradano (1523 – 1605), Giulio Cesare
Seguace di Jan van der Straet detto Giovanni Stradano (Bruges, 1523 – Firenze, 1605)
Giulio Cesare
Olio su tela, 103 x 83 – con cornice, cm 127 x 108
Pubblicazione di riferimento: A. Baroni Vannucci, Jan van der Straet detto Giovanni Stradaro: flandrus pictor et inventor, Jandi Sapi, 1997, p. 416
Il dipinto raffigura Giulio Cesare a cavallo, colto in un momento di solenne avanzata verso lo spettatore, avvolto in un manto rosso acceso che si gonfia dietro le spalle e vestito con un'armatura all'antica impreziosita da dettagli aurei. Il condottiero impugna uno scettro con la mano destra, mentre il cavallo, dal manto castano, procede con incedere fiero su un basamento marmoreo che reca inciso il nome dell'imperatore. Alle spalle della figura si apre una scenografia architettonica di impianto classico, con portali e logge popolati da soldati in armatura e piccole figure intente a vari affaccendamenti, in un gioco di quinte prospettiche che conferisce profondità alla composizione e richiama gli sfondi urbani cari alla pittura di ambito fiammingo-fiorentino della seconda metà del XVI secolo.
L'opera va ricondotta all'invenzione di Jan van der Straet detto Giovanni Stradano, pittore fiammingo naturalizzato italiano, la cui composizione originaria, oggi non identificata né in forma di disegno né di dipinto, fu tradotta in incisione da Adriaen Collaert e pubblicata da Philips Galle sul finire degli anni Ottanta del Cinquecento, all'interno di una serie dal titolo Imperatorum Romanorum dedicata a dodici imperatori romani a cavallo comprendente, oltre a Cesare, le figure di Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Galba, Otone, Vitellio, Vespasiano, Tito e Domiziano. Ogni sovrano vi era ritratto secondo uno schema coerente, innalzato su un piedistallo lapideo decorato da bassorilievi narrativi e stagliato contro fondali animati da architetture all'antica, figure in armi e paesaggi ritratti a volo d’uccello, un impianto compositivo che il presente dipinto, opera di un seguace dello Stradano attivo tra fine Cinquecento e primo Seicento, riprende fedelmente per il solo Giulio Cesare.
Stradano, nato Jan van der Straet ad Anversa, si formò nella bottega paterna e poi presso Pieter Aertsen, iscrivendosi nel 1545 alla corporazione di San Luca. Dal 1550 intraprese una serie di soggiorni che lo condussero a Lione, Venezia e infine a Firenze, dove entrò al servizio del granduca Cosimo I inserendosi nella cerchia di Giorgio Vasari, per cui realizzò dapprima cartoni per arazzi e in seguito collaborò alla decorazione dello Studiolo di Francesco I. A Roma lavorò con Francesco Salviati agli apparati del Belvedere vaticano, mentre a Firenze firmò pale d'altare e prese parte alla decorazione di numerosi ambienti di Palazzo Vecchio, tra cui gli appartamenti di Eleonora di Toledo. Nell'arco della sua attività disegnò oltre centotrenta cartoni per arazzi, un'attività grafica straordinariamente prolifica che si accompagnò a una produzione di disegni destinati proprio alla traduzione a stampa. Fu infatti soprattutto attraverso l'incisione che le sue invenzioni conobbero una diffusione capillare in tutta Europa: pubblicazioni come quella dedicata agli imperatori a cavallo, curate da editori quali Philips Galle e incise da maestri come Adriaen Collaert, permisero alla sua iconografia di circolare ben oltre i confini fiorentini, alimentando repliche pittoriche come questa, testimonianza del prestigio duraturo raggiunto dal modello dello Stradano tra tardo Cinquecento e primo Seicento.
Epoca: XVII secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Olio su tela
Larghezza: 83
Altezza: 103
Riferimento (ID): 1819563
Disponibilità: Disponibile




































