Scuola toscana, San Giacinto domenicano e la visione della Madonna a Kiev, circa 1600
San Giacinto domenicano e la visione della Madonna a Kiev, olio su tela, circa 1600
Olio su tela, reintelato
113 × 93 cm
Scuola toscana, circa 1600
Il dipinto raffigura san Giacinto Odrowąż (1183–1257), religioso domenicano polacco e una delle grandi figure della prima espansione dell’Ordine nell’Europa centrale e orientale, canonizzato il 17 aprile 1594 da papa Clemente VIII Aldobrandini.
L’episodio rappresentato si ricollega alla tradizione relativa alla missione del santo a Kiev. Durante l’avanzata dei Tartari, mentre Giacinto si preparava a mettere in salvo il Santissimo Sacramento, la Vergine gli apparve esortandolo a non abbandonare la propria immagine. Secondo il racconto agiografico, il domenicano riuscì quindi a fuggire portando con sé sia l’Eucaristia sia la statua della Madonna, miracolosamente divenuta tanto leggera da poter essere trasportata.
Da questo episodio derivano i suoi attributi iconografici più caratteristici: l’Eucaristia e l’immagine della Vergine, riunite nella figura del santo come testimonianza della fedeltà a Cristo e della particolare protezione di Maria. Nel clima religioso della Controriforma questa iconografia assumeva un significato particolarmente intenso, ponendo al centro due aspetti fondamentali della spiritualità cattolica: la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia e l’intercessione della Vergine.
La presenza dell’aureola, associata a un’iconografia ormai pienamente definita del santo, induce a collocare l’esecuzione della tela negli anni successivi alla canonizzazione del 1594, verosimilmente intorno al 1600, nel momento in cui il culto di san Giacinto conosce una rinnovata diffusione anche in Italia.
Dal punto di vista pittorico, l’opera presenta un interessante incontro tra cultura toscana e conoscenza della pittura veneta.
La Madonna, in particolare nel colorito, nella morbidezza dei passaggi e nella maniera pittorica, rivela una sensibilità che sembra presupporre la conoscenza della tradizione veneziana della seconda metà del Cinquecento, con richiami soprattutto a Jacopo Bassano e Tintoretto. La materia cromatica introduce nella composizione una componente più libera e atmosferica rispetto alla più rigorosa tradizione fiorentina fondata sul disegno.
Profondamente toscana appare invece la costruzione dello spazio. L’architettura, sobria e geometrica, è scandita da elementi in pietra serena, secondo un linguaggio caratteristico della Firenze della seconda metà del XVI secolo. Le proporzioni misurate, la chiarezza delle superfici e il contrasto tra intonaco e pietra grigia richiamano il clima architettonico dell’età di Giorgio Vasari, dei grandi cantieri medicei e delle dimore dell’aristocrazia fiorentina legata alla corte granducale.
Non si tratta naturalmente del riferimento a un edificio preciso, quanto piuttosto di un vocabolario architettonico immediatamente riconoscibile come toscano, sviluppatosi negli stessi decenni in cui il cantiere degli Uffizi e le numerose trasformazioni delle residenze fiorentine contribuirono a definire un linguaggio nuovo, sobrio e rigoroso.
È proprio questa compresenza a costituire uno degli aspetti più interessanti dell’opera: una struttura spaziale e compositiva ancora legata al tardo Manierismo toscano si associa a una sensibilità cromatica aperta alla pittura veneta. Il dipinto si colloca così in quella fase di transizione, intorno al 1600, nella quale la pittura fiorentina comincia ad allontanarsi dalle formule più astratte del Manierismo cinquecentesco, aprendosi a una maggiore naturalezza delle figure, della luce e del colore.
La tela è stata reintelata, nell’ambito di un antico intervento conservativo.
Ipotesi attributiva: con tutta la prudenza necessaria, alcuni caratteri dell’opera consentono di considerare come possibile pista di ricerca il nome di Simone Ferri da Poggibonsi, pittore attivo nell’ambiente fiorentino tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, legato alla cultura pittorica di Alessandro Allori e Santi di Tito. Tale riferimento deve tuttavia essere considerato esclusivamente come ipotesi di studio da approfondire; allo stato attuale appare più corretto mantenere l’opera nell’ambito della scuola toscana, circa 1600.
Epoca: XVII secolo
Stile: Alto periodo-Rinascimento-Luigi XIII
Stato: Rintelo
Materiale: Olio su tela
Larghezza: 93cm
Altezza: 113cm
Riferimento (ID): 1806358
Disponibilità: Disponibile






































