Sant'Ignazio di Loyola, olio su rame, XVII secolo – Cornice veneziana del XVI secolo
XVII secolo
Sant’Ignazio di Loyola
Olio su rame, 18,5 × 14 cm
Cornice: Venezia, XVI secolo, 27,5 × 23,5 cm
Dipinto devozionale su rame, XVII secolo, Sant'Ignazio di Loyola, entro antica cornice veneziana del XVI secolo
Raffinato piccolo dipinto devozionale del XVII secolo raffigurante Sant'Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, rappresentato a mezza figura e di profilo, con le mani raccolte in preghiera, eseguito ad olio su rame e inserito in una rara cornice veneziana del XVI secolo in legno intagliato e dorato.
Il santo indossa una semplice veste religiosa di colore nero, che occupa gran parte della composizione e contrasta con il fondo caldo, neutro e luminoso. L’artista concentra l’attenzione sulla caratterizzazione fisiognomica del volto: la fronte alta e stempiata, il naso pronunciato, la barba corta e il profilo netto costituiscono gli elementi essenziali attraverso i quali viene costruita l'identità del personaggio.
Sant’Ignazio, è uno dei santi con l’iconografia più ricca e multiforme. Nonostante la ricchezza della sua iconografia è uno dei santi la cui fisionomia è molto difficile da definire, incontrando infatti volti completamente differenti da un continente all’altro e addirittura all’interno della stessa area geografica. Le più antiche immagini di Ignazio di Loyola propongono il Fondatore della Compagnia di Gesù ritratto realisticamente negli abiti dell’Ordine, con mantello e talare neri, talvolta con la berretta quadrata; quando invece è rappresentato presso l’altare indossa una pianeta o abiti liturgici riccamente bordati.
La diversità fisionomica nelle raffigurazioni di sant’Ignazio ha la sua origine in alcune delle principali virtù che caratterizzarono la sua personalità: l’umiltà, la discrezione e la modestia. Per questi motivi durante la sua vita Ignazio rifiutò sempre di posare per un ritratto.
Appena dopo la sua morte, avvenuta il 31 luglio 1556, Ignazio fu ritratto da Jacopino del Conte (1510-1598), allievo di Andrea del Sarto, utilizzando come modello la maschera mortuaria che un fratello gesuita aveva eseguito nello stesso giorno della morte del Fondatore, risultando unica testimonianza reale della fisionomia del Santo, con i suoi pro e contro. Esistono però due filoni principali per il ritratto di sant’Ignazio, il primo è proprio quello di Jacopino del Conte, realizzato dopo la morte del Fondatore, ma giudicato come un ritratto troppo giovanile del santo, il secondo è quello realizzato a Madrid da Sanchez Coello, reso come il ritratto di un uomo anziano, incanutito e probabilmente edentulo.
Nessuno dei due ritratti fu considerato come il più somigliante, ma nonostante ciò furono più volte riprodotti e funsero da guida per gli artisti successivi, ad esempio Baciccia o Rubens, che si basarono sul ritratto di Madrid, o Andrea Pozzo che riprese il ritratto di Jacopino del Conte.
L'impostazione nel rame in esame è quella derivante dal dipinto di Jacopino del Conte, nelle sue varianti ed interpretazioni che ne sono susseguite nel corso degli anni successivi. L’impianto è quello del ritratto devozionale, genere particolarmente diffuso nel corso del Seicento, quando la diffusione delle immagini dei santi assumeva anche una funzione di edificazione privata e di meditazione religiosa. Nel caso di Ignazio, la circolazione di incisioni e modelli grafici contribuì in maniera determinante alla definizione di una fisionomia riconoscibile e ripetibile dagli artisti.
L'identificazione con Sant'Ignazio di Loyola appare dunque particolarmente convincente anche in assenza di un’iscrizione, sulla base della corrispondenza tra la fisionomia e la tradizione iconografica del santo.
La scelta della lastra di rame come supporto pittorico è particolarmente significativa.
Il rame, grazie alla superficie liscia, compatta e scarsamente assorbente, consentiva al pittore di ottenere una stesura estremamente controllata del colore, favorendo precisione dei dettagli, morbidezza delle velature e brillantezza degli incarnati. La pittura su rame ebbe una particolare fortuna tra la fine del Cinquecento e il Seicento, soprattutto per dipinti di piccolo formato destinati alla devozione privata, alla collezione e alla quadreria.
Il formato contenuto e la qualità della superficie rendono il dipinto particolarmente adatto a questa tipologia di destinazione: un’immagine preziosa, facilmente collocabile in uno studiolo, in una raccolta privata o in un piccolo spazio devozionale.
La tecnica su rame conferisce inoltre all'opera quella particolare nitidezza luminosa e preziosa che costituisce uno dei caratteri distintivi della pittura su metallo.
Un elemento di particolare interesse è costituito dalla cornice antica veneziana del XVI secolo, cronologicamente precedente al dipinto.
Realizzata in legno intagliato e dorato, presenta una ricchissima decorazione a rilievo, con motivi vegetali, girali, fogliami, volute e ornamenti, distribuiti lungo un’ampia fascia ornamentale.
La superficie, fortemente lavorata, produce un articolato gioco di rilievi e ombre, mentre la doratura, conferisce all'insieme un aspetto particolarmente suggestivo.
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Epoca: XVII secolo
Stile: Alto periodo-Rinascimento-Luigi XIII
Stato: Buono stato
Materiale: Rame
Larghezza: 14
Altezza: 18,5
Riferimento (ID): 1818559
Disponibilità: Disponibile

































