Cleto Gibello (Callabiana, 1892 – Torino, 1944), Coppia di nature morte con frutta e brocca
Cleto Gibello (Callabiana, 1892 – Torino, 1944)
Coppia di nature morte con frutta e brocca
(2) Olio su tela, cm 70 x 79 - Con cornice, cm 85 x 93
Firmate e datate in basso a destra: “CGibello 1914”
Cleto Gibello, nato a Callabiana nel 1892 e attivo principalmente a Torino fino alla sua scomparsa avvenuta nel 1944, rappresenta una figura emblematica del collezionismo e della pittura piemontese della prima metà del Novecento. La sua formazione artistica si compie all'Accademia Albertina di Torino, ambiente nel quale assimila i rigorosi precetti della grande scuola figurativa subalpina sotto la guida di maestri del calibro di Giacomo Grosso e Cesare Ferro. Da Grosso eredita l'ardito senso della pennellata e la solida resa chiaroscurale, mentre dall'insegnamento di Ferro mutua un'attenzione spiccata per l'eleganza formale, il decorativismo e la delicatezza della resa. Dopo aver interrotto temporaneamente l'attività artistica per adempiere al dovere militare durante la Prima Guerra Mondiale, Gibello si inserisce a pieno titolo nella vita espositiva piemontese e nazionale, imponendosi all'attenzione della critica per la sua abilità ritrattistica e per la maestria con cui affronta la pittura di paesaggio e la scena di genere. La cifra stilistica di Cleto Gibello si colloca in quel solco di continuazione e rinnovamento della pittura verista e post-impressionista che caratterizzò gran parte della produzione torinese tra le due guerre. Il suo modo di dipingere è segnato da una profonda sicurezza del disegno di fondo, mai rigido, su cui l'artista stende il colore con pennellate materiche, ampie e vibranti. Gibello predilige una palette cromatica ricca e luminosa, capace di accendere le superfici pittoriche attraverso contrasti di luce e ombra modulati con grande naturalezza. Le due nature morte in esame, realizzate nel 1914, offrono una testimonianza preziosa e suggestiva della produzione giovanile dell’artista piemontose, rivelando una declinazione raffinata e quasi iperrealistica del suo linguaggio figurativo, strettamente legata alla grande tradizione fiamminga e al naturalismo seicentesco rivisitato con gusto primo-novecentesco. Pensate chiaramente in pendant, le composizioni condividono una rigorosa coerenza strutturale, cromatica e concettuale: su un piano d'appoggio in legno reso con minuzia analitica, l'artista dispone svariati frutti della terra affiancati da una brocca in terracotta dal sapore arcaico, anch'essa elemento costante e unificante di entrambe le scene. Nella prima tela, il fulcro visivo è dominato da una cocomero squarciato che mette a nudo la sua polpa rosso brillante, mentre nella seconda il contrappunto è affidato ad una zucca aperta, dalla scorza bernoccoluta e dalla cavità arancione dorata, intorno alla quale si dispongono pesche, fichi spaccati e d'uva verdastra e nera. In ambedue i dipinti, la resa mimetica dei materiali – la lucentezza delle bucce, il vellutato incarnato delle pesche, la trasparenza degli acini d'uva e la consistenza terrosa della terracotta – denuncia uno studio dal vero meticoloso e una perizia tecnica impeccabile. Sotto il profilo stilistico e concettuale, queste opere del 1914 rivelano come Gibello, pur essendosi formato nel solco della pittura accademica e verista torinese, guardasse con estrema lucidità al genere della vanitas e del trompe-l'œil classico.
Epoca: XX secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Olio su tela
Larghezza: 79
Altezza: 70
Riferimento (ID): 1822273
Disponibilità: Disponibile






































