Dipinto Antico Attribuibile a Sinibaldo Scorza Olio su Tela '600
Olio su tela.
Su uno sfondo completamente buio sono collocati diversi animali: alcune prede di cacciagione, ovvero quattro diversi uccelli appesi per le zampe o poggiati su un piano (pressochè invisibile) e, sullo stesso piano, tre conigli accucciati e due uccelli che passeggiano.
Animali vivi e animali morti sono armonicamente disposti a mescolarsi, e solo l' osservazione attenta permette di riconoscerne la vitalità o la rigidità della morte:
è lo sguardo vivo degli occhi di conigli e uccelli e il movimento di questi ultimi a identificarne lo stato vitale.
Risaltano nell' opera le capacità tecniche dell'artista, evidenti soprattutto nei virtuosismi del pennello nel descrivere le particolarità anatomiche degli animali, con piumaggi, epidermidi e pellicce ben differenziati nei dettagli.
Di sicura scuola genovese, l' opera è attribuibile a Sinibaldo Scorza (1589 – 1631), pittore attivo nella città di Genova, che si specializzò nell'arte del disegno, dell'incisione e della miniatura di carattere naturalistico, con l'attenzione rivolta soprattutto agli animali.
Lo Scorza studiava gli animali dal vero, facendone schizzi e disegni precisi e dettagliati, con una incredibile capacità di cogliere gli aspetti salienti sia dal punto di vista pittorico che dal lato scientifico, tipico dei nuovi interessi di quel tempo.
Accanto ai disegni, sui suoi fogli egli poneva anche annotazioni dettagliate per esempio sulle posizioni di zampe, sulla tipologia e colore del pelo, solo per nominarne alcune.
Sinibaldo Scorza non dipinse solo animali, ma soggetti vari, paesaggi, scene mitologiche o di genere, vedute e scorci delle città in cui soggiornò.
A rafforzare la sua propensione naturalistica fu in particolare il contatto con i grandi fiamminghi conosciuti a Torino e poi incontrati nuovamente a Roma: in tutte le sue opere si ritrova quella particolare attenzione per l'aspetto naturalistico colto in dettagli precisi, con la natura, gli alberi, i vari animali ad animare un paesaggio che può essere anche arcadico ma sempre connotato dal forte sapore tassonomico.
Le favole mitologiche, i soggetti biblici o letterari furono per lo Scorza (grande lettore dalla vasta cultura letteraria) un pretesto per lo studio di paesaggi ricolmi di animali caratterizzati dettagliatamente uno per uno.
Il dipinto qui proposto è stato in passato sottoposto a restauro e ritelatura.
È presentato in cornice antica.
ARARPI0313845
Su uno sfondo completamente buio sono collocati diversi animali: alcune prede di cacciagione, ovvero quattro diversi uccelli appesi per le zampe o poggiati su un piano (pressochè invisibile) e, sullo stesso piano, tre conigli accucciati e due uccelli che passeggiano.
Animali vivi e animali morti sono armonicamente disposti a mescolarsi, e solo l' osservazione attenta permette di riconoscerne la vitalità o la rigidità della morte:
è lo sguardo vivo degli occhi di conigli e uccelli e il movimento di questi ultimi a identificarne lo stato vitale.
Risaltano nell' opera le capacità tecniche dell'artista, evidenti soprattutto nei virtuosismi del pennello nel descrivere le particolarità anatomiche degli animali, con piumaggi, epidermidi e pellicce ben differenziati nei dettagli.
Di sicura scuola genovese, l' opera è attribuibile a Sinibaldo Scorza (1589 – 1631), pittore attivo nella città di Genova, che si specializzò nell'arte del disegno, dell'incisione e della miniatura di carattere naturalistico, con l'attenzione rivolta soprattutto agli animali.
Lo Scorza studiava gli animali dal vero, facendone schizzi e disegni precisi e dettagliati, con una incredibile capacità di cogliere gli aspetti salienti sia dal punto di vista pittorico che dal lato scientifico, tipico dei nuovi interessi di quel tempo.
Accanto ai disegni, sui suoi fogli egli poneva anche annotazioni dettagliate per esempio sulle posizioni di zampe, sulla tipologia e colore del pelo, solo per nominarne alcune.
Sinibaldo Scorza non dipinse solo animali, ma soggetti vari, paesaggi, scene mitologiche o di genere, vedute e scorci delle città in cui soggiornò.
A rafforzare la sua propensione naturalistica fu in particolare il contatto con i grandi fiamminghi conosciuti a Torino e poi incontrati nuovamente a Roma: in tutte le sue opere si ritrova quella particolare attenzione per l'aspetto naturalistico colto in dettagli precisi, con la natura, gli alberi, i vari animali ad animare un paesaggio che può essere anche arcadico ma sempre connotato dal forte sapore tassonomico.
Le favole mitologiche, i soggetti biblici o letterari furono per lo Scorza (grande lettore dalla vasta cultura letteraria) un pretesto per lo studio di paesaggi ricolmi di animali caratterizzati dettagliatamente uno per uno.
Il dipinto qui proposto è stato in passato sottoposto a restauro e ritelatura.
È presentato in cornice antica.
ARARPI0313845
12 170 €
Epoca: XVII secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Olio su tela
Larghezza: 113
Altezza: 91
Profondità: 9
Riferimento (ID): 1838775
Disponibilità: Disponibile
Foglio di stampa





































