Antonio Travi, detto il Sestri (1608 – 1665), La questua delle noci
Antonio Travi, detto il Sestri (Sestri Ponente, 1608 – Genova, 10 febbraio 1665)
La questua delle noci
Olio su tela, cm 37 x 48
Con cornice, cm 52 x 64
Immerso in una penombra tempestosa, il paesaggio si apre sul colle di Voltri, dove un ponte di pietra ad arco unico scavalca un torrente dalle acque schiumose, rese con bianchi rapidi tocchi. Sulla sommità, nel tratto di sentiero che la scena illumina appena, avanzano due frati con il sacco in spalla, minuscole sagome costruite a macchia, mentre sullo sfondo a destra svetta un campanile a cuspide piramidale, e a sinistra, nella foschia, affiorano i resti di un rudere. Il luogo non è un’invenzione di fantasia: si tratta dei boschi intorno al Santuario di Nostra Signora delle Grazie, noto anche come San Nicolò, che sorge sul colle oggi compreso nel Parco della Duchessa di Galliera a Genova Voltri e che è storicamente legato alla presenza dei frati cappuccini. Il santuario esiste ancora, sebbene con un campanile leggermente diverso da quello che il pittore vide e ritrasse nel Seicento. I due religiosi sono impegnati nella tradizionale questua delle noci, l’elemosina con cui la comunità sosteneva il convento, e questo dettaglio trasforma la veduta in una piccola scena di vita quotidiana, dove la devozione e il lavoro si intrecciano alla natura.
L’opera è un olio su tela di Antonio Travi, nato a Sestri Ponente nel 1608 da una famiglia povera, che non poteva permettergli gli studi. Nonostante l’indigenza riuscì a entrare nella bottega di Bernardo Strozzi, e la svolta della sua carriera arrivò con la scelta del paesaggio, genere raro nella Genova della prima metà del Seicento. Fu il contatto con Goffredo Wals, il pittore di Colonia ospitato dallo Strozzi prima del 1630, a rivelargli la propria vocazione: Travi imparò così da un nordico un genere che sarebbe diventato la sua cifra. Wals, giunto in Italia entro il 1613, aveva lavorato a Roma nella bottega di Agostino Tassi ed è documentato dal 1623 a Genova come affittuario del Cappuccino; il Soprani, nel 1674, lo indicava come maestro di Antonio. Dalle scenografie luminose e quasi metafisiche di Wals, Travi ricava un gusto ruinistico declinato in chiave ligure, affidato a pennellate veloci, a tocco, dense di colore, e a un naturalismo fantastico accentuato da luminosità argentee.
La nostra tela risponde pienamente a queste caratteristiche e, per i dati di stile, può collocarsi nella maturità del pittore, intorno al sesto decennio, quando la produzione si fa numerosa a fronte di una notevole fortuna collezionistica. Sono opere dalla luminosità algida e lucente, che mette in risalto i brani architettonici nella loro essenzialità, mentre le figure a macchia richiamano quelle di Filippo Napoletano. Ne nascono visioni che fondono il gusto paesistico italiano con la tradizione nordica, di cui un riferimento importante sono i due Paesaggi oggi a Palazzo Spinola.
Epoca: XVII secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Olio su tela
Larghezza: 48
Altezza: 37
Riferimento (ID): 1847453
Disponibilità: Disponibile


































