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Il “Mecenate di Castelvetrano” o Gianfranco Becchina 

Il mafioso Gianfranco Becchina, noto come Mecenate di Castelvetrano: il caso di traffico illecito di beni culturali

Articolo di Antonia Cattozzo

«Battere la mafia è possibile. La Repubblica considera questa lotta prioritaria, ma riguarda tutti noi»: queste sono state le parole del Presidente Sergio Mattarella agli studenti di Casal Principe (Caserta) in occasione della ventottesima giornata delle vittime innocenti della mafia, celebratosi il 21 marzo 2023.
Questa lotta, che coinvolge ciascuno di noi, interessa anche la tutela del nostro patrimonio storico-artistico: che la mafia investa sulle opere d’arte incrementandone il traffico illegale si sa ormai da tempo, ma riuscire ad agire per contrastarla è difficile.
Da trent’anni, il nome che è stato maggiormente associato ai beni illecitamente sottratti è quello di Gianfranco Becchina. Nato a Castelvetrano nel 1939, si trasferì negli anni ’70 con la moglie in Svizzera, a Basilea, dove aprì una galleria e iniziò a commerciare le prime opere.

IL CRATERE DI ASSTEASS

Il Cratere di Assteass, IV secolo a.C.

Il Cratere di Assteass, IV secolo a.C.

Tra beni più importanti passati nelle mani di Becchina va ricordato il Cratere di Assteass: fu rinvenuto durante degli scavi per una rete fognaria a Benevento nel 1974 da un operaio, il quale lo scambiò sul mercato nero per 1 milione e 100.000 lire e un maialino. Il Cratere realizzato da Assteass, pittore vascolare della Magna Grecia, raffigura il Ratto di Europa: sul lato A si trova l’azione principale nella quale Zeus, sotto forma di un toro bianco, rapisce Europa di cui si era innamorato; sul lato B è invece presente una scena dove il protagonista è Dionisio, nudo e accompagnato da una menade e un sileno. Nel 1981, il cratere fu venduto da Becchina al Getty Museum: l’opera è tornata in Italia solo nel 2005 e ora si trova al Museo archeologico nazionale del Sanno Caudino.

     Vedi anche: Geografia dei furti d'arte del nuovo millennio.

Le prime indagini sul mercante di Castelvetrano si svolsero nel 1992, quando diversi pentiti mafiosi lo indicarono come vicino alla famiglia Messina Denaro, da sempre amante dell’arte: diverse intercettazioni telefoniche hanno confermato il legame. Pare che proprio Matteo Messina Denaro, all’indomani del ritrovamento del Satiro danzante, ne avesse progettato il furto per rivenderlo all’estero, probabilmente grazie all’aiuto di Becchina. 

IL SATIRO DANZANTE, IV-II SECOLO A.C.

Gianfranco Becchina e il suo traffico illecito di beni culturali, Il Satiro danzante, IV-II secolo a.C.

Statua bronzea ellenistica di datazione incerta, fu ritrovata tra il 1997 e il 1998 nel Canale di Sicilia. I restauri terminarono nel 2003: le braccia e una gamba sono andati perduti ma le condizioni sono ugualmente ottimali; venne esposta nello stesso anno a Montecitorio.
Nel 2001 Becchina fu coinvolto da un’indagine della Procura di Roma che lo accusava di essere a capo di un’organizzazione criminale impegnata nel traffico illecito: ci fu a Basilea una prima confisca di beni ma in seguito le accuse caddero.
Un’ulteriore confisca avvenne nel 2015, con il recupero di oltre 5000 reperti archeologici dai depositi a Basilea per un totale di circa 50 milioni di euro. Le opere provenivano da diverse regioni e risalgono a secoli distanti tra loro, tra l’VIII a.C. e il III d.C.: ritrovate tramite scavi clandestini realizzati in Sicilia, formano il maggior quantitativo di beni recuperati con un’unica operazione.
Becchina si è sempre dichiarato estraneo ad azioni di furto, vendita illegale, ricettazione e gestione di scavi clandestini ma sul suo diretto coinvolgimento le forze dell’ordine hanno sempre avuto pochi dubbi. 

L A CONFISCA DEI BENI E L’IPOTESI DEL GRANDE COLPO: CARAVAGGIO

Il sequestro definitivo dei beni arrivò solo nel 2017, la confisca circa un anno fa, nel maggio del 2022: oltre ai suoi appartamenti nel Palazzo Tagliavia Aragona Pignatelli di Castelvetrano del XVIII secolo, sono stati confiscati anche terreni, fabbricati e automezzi. Al momento del sequestro da parte della DIA nel 2017 si è verificata una strana coincidenza: un incendio è divampato nella residenza distruggendo diversi importanti documenti.
Sebbene abbia ormai 84 anni, Becchina non ha ancora posto fine ai propri affari: nel settembre 2022 sono stati confiscati e sono poi rientrati in Italia otto reperti storici acquistati illegalmente dal Metropolitan Museum of Art di New York proprio tramite il mercante di Castelvetrano.
Il più grande colpo di Becchina fu quello avvenuto tra il 17 e il 18 ottobre nel 1969, all’Oratorio di San Lorenzo a Palermo: quella notte fu portata via una delle opere più famose della maturità di Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco. È stato Vincenzo Calcara, membro di Cosa Nostra vicino a Messina Denaro poi divenuto collaboratore di giustizia, a indirizzare gli investigatori proprio verso Becchina; l’opera non è ancora stata trovata e risulta oggi difficile ipotizzare un suo ritrovamento.

-Antonia Cattozzo

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