Seguace di Antonio Allegri detto il Correggio (1489 - 1534), XVII secolo
Adorazione dei pastori (La Notte)
Olio su tela, cm 142 x 101
con cornice 158 x 117
Il dipinto qui presentato è opera di un seguace di Antonio Allegri detto il Correggio, attivo nel corso del XVII secolo, e si inserisce nella lunga e fortunata tradizione di derivazioni ispirate all’Adorazione dei pastori del maestro emiliano, universalmente nota come La Notte. Il dipinto riprende in modo evidente l’impianto compositivo e l’invenzione luministica che resero celebre il capolavoro correggesco, adattandoli a una sensibilità ormai pienamente seicentesca, attenta agli effetti emozionali e al coinvolgimento diretto dello spettatore. La scena è ambientata in una stalla notturna, dominata dal contrasto tra l’oscurità circostante e la luce soprannaturale che promana dal corpo del Bambino Gesù. La Vergine, posta in primo piano, contempla il Figlio con un’espressione dolce e raccolta, mentre il chiarore che emana dal neonato ne rischiara il volto e le mani, creando un effetto di intensa intimità domestica. Attorno a lei si dispongono i pastori, colti in atteggiamenti di sorpresa e meraviglia, con gesti e sguardi che traducono in forma visiva l’emozione della rivelazione divina. In secondo piano, immersi in una penombra più densa, compaiono san Giuseppe, l’asino e il bue, secondo la tradizione iconografica consolidata. In alto, tra le nubi rischiarate da bagliori argentati, un gruppo di angeli anima la parte superiore della tela, introducendo un elemento dinamico e festoso che bilancia la compostezza della scena terrena. La presenza di un’architettura in rovina, allusiva dell’antico mondo pagano che cede il passo alla nuova era cristiana. L’opera traduce efficacemente uno dei tratti più innovativi della Notte di Correggio: l’uso della luce come manifestazione tangibile del divino. Questo espediente, che nel dipinto cinquecentesco aveva segnato una svolta decisiva nella pittura notturna italiana, viene ripreso dal seguace con accenti più marcati e teatrali, in linea con il gusto barocco ormai affermato. La luce non solo modella i volumi e guida lo sguardo, ma diventa strumento narrativo ed emotivo, capace di caricare la scena di una forte tensione spirituale. La fortuna straordinaria della Notte di Correggio, commissionata nel 1522 da Alberto Pratoneri per la chiesa di San Prospero a Reggio Emilia e completata entro il 1530, contribuì in modo determinante alla diffusione di questo modello iconografico. Ammirata per oltre un secolo nella sua sede originaria e celebrata da artisti come Diego Velazquez, Rubens e Jean Boulanger, l’opera fu acquisita nel Seicento dai duchi d’Este e successivamente trasferita a Dresda, dove è tuttora conservata. Proprio questa lunga stagione di celebrazione e studio favorì la nascita di numerose repliche, varianti e reinterpretazioni, tra cui va collocata questa Adorazione dei pastori. Il dipinto si presenta dunque come una testimonianza significativa della persistenza dell’eredità correggesca nel Seicento, capace di coniugare il lirismo luminoso del maestro con un linguaggio più immediato e devozionale.





































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