Fuga in Egitto, pittore nordico attivo a Roma, inizio XVII secolo
Pittore nordico attivo tra Roma e gli antichi Paesi Bassi
Inizio XVII secolo
Olio su tavola, supporto parchettato
Misure con cornice: 64 × 41 cm
Misure senza cornice: 55,5 × 32 cm
All’inizio del XVII secolo Roma rappresentava un centro di straordinaria vitalità per gli artisti nordici, attratti dallo studio dell’antico, del paesaggio e dei resti monumentali della città. Se alcuni di questi pittori sono oggi ben noti, molti altri rimasero anonimi o furono progressivamente dimenticati, e solo in tempi recenti le loro personalità stanno lentamente riemergendo grazie agli studi e a una rilettura più attenta delle opere.
Il presente dipinto si inserisce pienamente in questo contesto romano-nordico. L’episodio della Fuga in Egitto è ambientato in un paesaggio idealizzato, dominato da rovine antiche e dalla presenza di una piramide sullo sfondo. Questo elemento, tipico dell’immaginario antiquario e idealizzato di Roma, crea un raffinato gioco di rimandi tra il soggetto biblico e una visione dell’Egitto filtrata attraverso la cultura archeologica romana.
La composizione paesaggistica rimanda con evidenza ai modelli della Roma tardo-cinquecentesca e primo-seicentesca. Le vedute di rovine e architetture antiche sembrano derivare da disegni e stampe legati all’ambito di Paul Bril e Matthijs Bril, così come dalla tradizione grafica diffusa dai pittori nordici attivi a Roma, tra cui Willem van Nieulandt, che già nei primi decenni del Seicento elabora vedute di rovine romane in chiave immaginaria e quasi sognante, anticipando una sensibilità che diventerà centrale solo più tardi nel genere del capriccio architettonico.
La grande massa arborea, concepita come vera e propria quinta strutturante della scena, rimanda a soluzioni compositive riconducibili ad Adam Elsheimer e testimonia una conoscenza diretta dei modelli elaborati dai pittori nordici operanti a Roma. Le atmosfere paesaggistiche, costruite attraverso piani successivi, primi piani ombreggiati e aperture lontane, saranno poi riprese e sviluppate da artisti come Jacob Pynas.
Pur muovendosi su un livello qualitativo più modesto, il pittore rivela una cultura visiva erudita e una chiara appartenenza a una corrente artistica ben definita. In questo senso, l’opera presenta una curiosa affinità con la produzione attribuita al misterioso Master of the Roman Songbook, in particolare per il trattamento immaginario delle rovine romane e per la fusione del racconto biblico con un paesaggio colto e idealizzato.
Stato di conservazione: buono stato generale; tavola parchettata, con patina di superficie coerente con l’età dell’opera.






































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