Cerchia di Jean-Germain Drouais, Filoctete. Olio su tela, 92 × 73 cm
Artista: Jean-germain Drouais (entourage)
Cerchia di Jean-Germain Drouais
(Parigi, 1763 – Roma, 1788)
Filoctete
Olio su tela, 92 × 73 cm
Il dipinto raffigura Filottete a figura intera, seduto su un albero grigio e roccioso in un ambiente roccioso che ricorda il rifugio rupestre dell'isola di Lemno. La figura – un uomo dalla straordinaria plasticità anatomica – occupa quasi l'intera superficie della tela, affermandosi con la forza di un frammento scultoreo isolato dall'oscurità circostante. Il braccio destro è proteso orizzontalmente verso l'alto, la mano destra stringe saldamente l'arco – l'attributo principale per l'identificazione iconografica della figura – in un modo perennemente posseduto, quasi ossessivo. Il braccio sinistro, al contrario, pende mollemente lungo il fianco, la mano aperta sfiora stancamente la roccia: un contrappunto di grande efficacia espressiva che cattura l'intrinseca dualità del personaggio, eroicamente fiero ma al contempo segnato dalla prostrazione.
Il volto è raffigurato di tre quarti, rivolto verso l'osservatore con uno sguardo cupo e ardente, carico di una tensione emotiva che non sfocia mai nel pathos, ma si condensa in un'espressione di fiera resistenza. Sul lato destro, appoggiata alla roccia, è visibile la faretra contenente le frecce di Eracle. Il piede sinistro – sede della ferita – è fasciato con un pezzo di lino, unico segno esplicito di dolore cronico. Un ricco tessuto rosso scuro è drappeggiato sulle cosce, una singolare concessione ai colori caldi in un'economia cromatica dominata da toni freddi e smorzati. Sullo sfondo, a sinistra, la luce del cielo dorato e del mare grigio piombo filtra oltre la parola "roccioso". La luce, proveniente da sinistra, scolpisce i muscoli con una sorprendente plasticità, ereditata dall'antichità: seni, reggiseni e cosce sono modellati con un'attenzione al rilievo anatomico che rimanda allo studio diretto della scultura classica.
Jean-Germain Drouais, figlio del celebre ritrattista François-Hubert Drouais, fu il perfetto sosia di Jacques-Louis David, "figlio mio", come lo chiamava il maestro. Nel 1784 vinse nuovamente il Prix de Rome con La cananea ai piedi di Cristo (Parigi, Museo del Louvre). A Roma presentò Mario ai Minturnae (1786, Louvre) e studiò il grande Filottete, morto prematuramente. David morì di vaiolo nel febbraio del 1788, all'età di venticinque anni. David scrisse di aver perso "il più grande pittore del secolo". La storia di Filottete non è solo un episodio nei parchi di Drouais; costituisce uno degli assi di riflessione sul pathos insito nelle norme espressive neoclassiche. Il confronto più calzante è con il Filottete incompiuto di Chartres (Musée des Beaux-Arts, 1787-1788): un nudo maschile seduto su uno sfondo roccioso, l'arco come elemento distintivo, la stessa espressione di sofferenza sopportata con eroica dignità, la stessa qualità anatomica caratteristica del David. Il Minturnae di Mario (1786, Louvre) offre un secondo punto di confronto diretto in termini di qualità anatomica e gestione del chiaroscuro. L'opera in questione – per la qualità dell'esecuzione, la composizione e la capacità di catturare le emozioni – si colloca in stretta prossimità al progetto, così come all'avanzato lavoro preparatorio e alla preparazione delle opere più pregevoli dell'artista.
La qualità dell'esecuzione non può essere attribuita a un secondo maestro: la costruzione anatomica della figura, la maestria nella composizione e la gestione delle ombre testimoniano l'abilità di un pittore che ha ricevuto una solida formazione accademica francese ed era perfettamente a conoscenza dei principi davidici. Attribuire l'opera alla cerchia ristretta del pittore è coerente con la coerenza stilistica e tematica riscontrabile nell'artista più celebre di questo breve periodo classico.
Principale riferimento bibliografico:
J. Bertrand Marchand (a cura di), Jean-Germain Drouais 1763–1788, catalogo della mostra, Rennes–Chartres 1985.
(Parigi, 1763 – Roma, 1788)
Filoctete
Olio su tela, 92 × 73 cm
Il dipinto raffigura Filottete a figura intera, seduto su un albero grigio e roccioso in un ambiente roccioso che ricorda il rifugio rupestre dell'isola di Lemno. La figura – un uomo dalla straordinaria plasticità anatomica – occupa quasi l'intera superficie della tela, affermandosi con la forza di un frammento scultoreo isolato dall'oscurità circostante. Il braccio destro è proteso orizzontalmente verso l'alto, la mano destra stringe saldamente l'arco – l'attributo principale per l'identificazione iconografica della figura – in un modo perennemente posseduto, quasi ossessivo. Il braccio sinistro, al contrario, pende mollemente lungo il fianco, la mano aperta sfiora stancamente la roccia: un contrappunto di grande efficacia espressiva che cattura l'intrinseca dualità del personaggio, eroicamente fiero ma al contempo segnato dalla prostrazione.
Il volto è raffigurato di tre quarti, rivolto verso l'osservatore con uno sguardo cupo e ardente, carico di una tensione emotiva che non sfocia mai nel pathos, ma si condensa in un'espressione di fiera resistenza. Sul lato destro, appoggiata alla roccia, è visibile la faretra contenente le frecce di Eracle. Il piede sinistro – sede della ferita – è fasciato con un pezzo di lino, unico segno esplicito di dolore cronico. Un ricco tessuto rosso scuro è drappeggiato sulle cosce, una singolare concessione ai colori caldi in un'economia cromatica dominata da toni freddi e smorzati. Sullo sfondo, a sinistra, la luce del cielo dorato e del mare grigio piombo filtra oltre la parola "roccioso". La luce, proveniente da sinistra, scolpisce i muscoli con una sorprendente plasticità, ereditata dall'antichità: seni, reggiseni e cosce sono modellati con un'attenzione al rilievo anatomico che rimanda allo studio diretto della scultura classica.
Jean-Germain Drouais, figlio del celebre ritrattista François-Hubert Drouais, fu il perfetto sosia di Jacques-Louis David, "figlio mio", come lo chiamava il maestro. Nel 1784 vinse nuovamente il Prix de Rome con La cananea ai piedi di Cristo (Parigi, Museo del Louvre). A Roma presentò Mario ai Minturnae (1786, Louvre) e studiò il grande Filottete, morto prematuramente. David morì di vaiolo nel febbraio del 1788, all'età di venticinque anni. David scrisse di aver perso "il più grande pittore del secolo". La storia di Filottete non è solo un episodio nei parchi di Drouais; costituisce uno degli assi di riflessione sul pathos insito nelle norme espressive neoclassiche. Il confronto più calzante è con il Filottete incompiuto di Chartres (Musée des Beaux-Arts, 1787-1788): un nudo maschile seduto su uno sfondo roccioso, l'arco come elemento distintivo, la stessa espressione di sofferenza sopportata con eroica dignità, la stessa qualità anatomica caratteristica del David. Il Minturnae di Mario (1786, Louvre) offre un secondo punto di confronto diretto in termini di qualità anatomica e gestione del chiaroscuro. L'opera in questione – per la qualità dell'esecuzione, la composizione e la capacità di catturare le emozioni – si colloca in stretta prossimità al progetto, così come all'avanzato lavoro preparatorio e alla preparazione delle opere più pregevoli dell'artista.
La qualità dell'esecuzione non può essere attribuita a un secondo maestro: la costruzione anatomica della figura, la maestria nella composizione e la gestione delle ombre testimoniano l'abilità di un pittore che ha ricevuto una solida formazione accademica francese ed era perfettamente a conoscenza dei principi davidici. Attribuire l'opera alla cerchia ristretta del pittore è coerente con la coerenza stilistica e tematica riscontrabile nell'artista più celebre di questo breve periodo classico.
Principale riferimento bibliografico:
J. Bertrand Marchand (a cura di), Jean-Germain Drouais 1763–1788, catalogo della mostra, Rennes–Chartres 1985.
6 900 €
Epoca: XVIII secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Olio su tela
Lunghezza: 73 cm.
Altezza: 92 cm.
Riferimento (ID): 1782290
Disponibilità: Disponibile
Foglio di stampa






























