Scuola Lombarda, XIX secolo, Predica del Battista
Scuola Lombarda, XIX secolo
Predica del Battista
Olio su tela, cm 41 x 29 - con cornice, cm 54 x 42
La scena raffigura la predicazione di san Giovanni Battista nel deserto, riconoscibile dall'iconografia consueta: la figura ieratica avvolta nel manto rosso, il corpo seminudo segnato da un vigore quasi michelangiolesco, la canna crociata con il cartiglio recante l'Ecce Agnus Dei, e la folla eterogenea di ascoltatori disposta ai suoi piedi in un anfiteatro naturale di figure, tra cui si distinguono donne, bambini e uomini dalle vesti orientaleggianti, sotto la sagoma scura di una palma che campisce il fondo cielo.
L'impianto compositivo, con il Battista stagliato al centro su un lieve rialzo del terreno e il braccio destro proteso verso l'alto a scandire il ritmo dell'annuncio, tradisce una cultura figurativa profondamente radicata nella pittura sacra lombarda di primo Ottocento, e in particolare in quell'ambiente bergamasco che ebbe nell'Accademia Carrara uno dei centri di elaborazione più fecondi del secolo. La pennellata veloce, sintetica, che costruisce i volumi per masse di colore caldo e ombre dense senza indugiare nel dettaglio, insieme alle dimensioni contenute del supporto, suggeriscono che l'opera vada letta non come un dipinto finito destinato alla pubblica fruizione, bensì come un modello preparatorio, un primo pensiero pittorico concepito in vista di una composizione di più ampio respiro, forse una pala d'altare o un ciclo ad affresco per un edificio di culto.
Questa pratica del bozzetto come tappa progettuale autonoma, spesso conservata e apprezzata indipendentemente dall'opera compiuta, trova puntuali riscontri nella produzione di Enrico Scuri, figura di riferimento per l'ambiente accademico bergamasco, di cui si ricordano il bozzetto e il relativo cartone per la Tumulazione di Maria Vergine destinata alla chiesa parrocchiale della Natività di Maria a Rudiano, nel Bresciano, oggi rispettivamente in collezione privata e presso il Museo Civico di Cremona, oltre al cartone con la Condanna alle verghe dei santi Nazario e Celso, conservato in una collezione privata bergamasca, la cui redazione definitiva è custodita nella chiesa parrocchiale dei santi Nazario e Celso di Urgnano.
Il dipinto qui esaminato, pur restando allo stato di anonimato circa la mano esecutrice, si colloca dunque con coerenza stilistica in questo solco, mostrando affinità con il linguaggio pittorico di Scuri e di Giacomo Trecourt, entrambi protagonisti di una stagione in cui la lezione neoclassica veniva reinterpretata attraverso un naturalismo più immediato e una sensibilità cromatica calda, debitrice della grande tradizione lombarda del Cinquecento e del Seicento. Il pittore, verosimilmente formatosi o comunque attivo nell'orbita dell'Accademia Carrara, dimostra padronanza nella resa anatomica della figura del Battista e nella gestione della folla, organizzata per gruppi che dialogano tra loro con gesti e sguardi, secondo un principio narrativo tipico della pittura sacra ottocentesca destinata alla devozione popolare.
Epoca: XIX secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Olio su tela
Larghezza: 29
Altezza: 41
Riferimento (ID): 1826418
Disponibilità: Disponibile



































