Isacco benedice Giacobbe, Genesi 27
Olio su tela, seconda metà del XVII secolo
Misure: 119 x 93 cm in cornice
Senza cornice 109x83 cm
La scena riunisce tre figure: Isacco, anziano e allettato; Rebecca, moglie di Isacco, riconoscibile sulla destra; e Giacobbe, in piedi davanti al letto, con le braccia coperte da pelli di animale e un copricapo insolito.
Tra i personaggi si impone un grande piatto in bianco e blu. Può ricordare un piatto di Delft o, più in generale, una produzione europea del XVII secolo ispirata alla porcellana cinese; è verosimilmente opera di una manifattura continentale, italiana o francese. Nel piatto vediamo la selvaggina, elemento centrale della scena.
Il soggetto deriva dal libro della Genesi e ruota interamente attorno ai temi della primogenitura e della benedizione, da cui dipende la linea principale del popolo ebraico. In Genesi 25, 29–34, Esaù cede a Giacobbe il diritto di primogenitura. In Genesi 27, Isacco, ormai cieco, chiede al figlio maggiore:
“Va’ a caccia, prendimi della selvaggina e prepara per me un cibo saporito, come piace a me.”
Rebecca prepara la selvaggina e manda Giacobbe al posto del fratello. Le pelli di capretto sulle braccia imitano il corpo peloso di Esaù, permettendo a Isacco di riconoscerlo attraverso il tatto. La benedizione non è un gesto simbolico, ma l’atto che conferma la trasmissione della promessa e della linea di discendenza.
È curioso come l’abbigliamento di Giacobbe — pelli di animale, una sorta di mantello o caftano e un copricapo simile a un turbante — produca un insieme dall’accento orientale, secondo una convenzione figurativa seicentesca.
La scena è cupa e scura, tipicamente seicentesca, con attenzione agli effetti di luce che si diffondono nel buio.
Le mani di Rebecca e i volti emergono dall’ombra grazie a una luminosità concentrata, che rivela una conoscenza della lezione caravaggesca, come se la scena fosse rischiarata dal riflesso di una candela.






































Le Magazine de PROANTIC
TRÉSORS Magazine
Rivista Artiquariato