Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri
Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri-photo-2
Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri-photo-3
Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri-photo-4
Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri-photo-1
Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri-photo-2
Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri-photo-3
Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri-photo-4
Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri-photo-5
Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri-photo-6
Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri-photo-7
Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri-photo-8

Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri

La presente situla, esemplare unico nell’ambito dell’oreficeria sacra di area siculo-normanna (ma non solo), si compone di una unica lamina di rame tagliata a disegno, sbalzata e formata a definire la forma del secchiello. Solo il fondo circolare è saldato alla base, internamente e non a vista, con lo scopo di chiudere il pezzo per la tenuta dell’acqua senza rendere l’assemblaggio visivamente impattante.
La particolare e complessa lavorazione della lamina singola rimanda alla perizia tecnica dei maestri orafi bizantini, i quali appartenevano ad una cultura che fu assoluta protagonista dei cantieri della Sicilia normanna, importando materiali e oggetti, ma anche nuove tecniche e antiche tradizioni (specialmente in scultura e architettura).
A livello morfologico e tecnico, la fattura in un unico pezzo, peraltro mosso e realizzato in più registri, è una dimostrazione lampante della incredibile sapienza del maestro orafo incaricato della realizzazione dell’oggetto. Le orecchiette di sostegno del manico e la base polilobata sono ricavate dalla lamina principale, andando a complicare notevolmente il processo di formatura a mano del secchiello.Lo sbalzo è eseguito interamente a martello, a mano libera, sia dall’esterno che dall’interno della lamina a seconda della decorazione, evidenziando ancor più l’assoluta e rara maestria dell’esecutore.
A livello decorativo possiamo individuare 5 registri. Partendo dall’alto:

- Il primo registro vede 3 diversi simboli susseguirsi (due volte) attorno alla circonferenza della situla: una Croce greca patente inscritta in un cerchio; una coppia di archetti ciechi a tutto sesto sorretti da peducci tondi e abitati, ognuno, da una croce latina estremamente semplificata; 3 foglie stilizzate (le due esterne rivolte verso l’alto, quella centrale rivolta verso il basso).

La Croce inscritta, per quanto ricorrente in varie collocazioni geografiche, ad un’attenta analisi trova esatto riscontro nella iconografia siculo-normanna applicata alla scultura, dove possiamo vedere molti esemplari con le stesse proporzioni, la stessa tipologia e soprattutto la stessa terminazione arcuata dei bracci, i cui perimetri esterni si fondono con la circonferenza del cerchio inscrivente.
Peraltro si tratta di un tipo di Croce ampiamente utilizzato in ambito bizantino, dunque poi facilmente coniugatosi in terra Siculo-normanna.
Gli archetti ciechi a tutto sesto, benché con i primi cantieri Ruggeriani si introducesse l’arco ogivale di derivazione araba, rimangono sempre specialmente nella decorazione della parte sommitale delle pareti (come fregi architettonici).
Le 3 foglie sono una simbologia da far afferire alla cultura bizantina, dove la stilizzazione e la sacralizzazione degli elementi naturali vanno letti sempre in chiave teologica. Questi simboli hanno una forte valenza apotropoaica.

- Separato da una fascia di partizione profondamente sbalzata verso l’esterno e decorata da un motivo zigrinato sempre sbalzato, il secondo registro presenta un motivo a onda, prefigurazione del contenuto sacro (l’acqua benedetta), stilizzatamente espresso nella decorazione del suo contenitore.
- Il terzo registro appare meno nettamente separato dal superiore, se non altro lo è dallo sbalzo che, al confine, effettua una leggera protensione verso l’esterno. Ecco dunque che un motivo ripetitivo a palmizzi, tipico anch’esso della cultura figurativa dell’area siculo-normanna e dei cantieri dell’epoca, si sussegue uniformemente lungo la circonferenza dell’oggetto. Anche qui possiamo osservare come un motivo tipico della scultura e, più precisamente, della decorazione architettonica, si inserisca nella forma e nella sostanza di questo esemplare, sebbene con una estrema stilizzazione.

Da notare anche l’arricchimento del decoro per mezzo di una fitta e fine bulinatura.

- Il quarto registro è introdotto da una protensione dello sbalzo verso l’interno, con la formazione di un angolo che fa rientrare la sagoma del secchiello. Qui delle nicchie terminanti a tutto sesto, ampiamente sbalzate dall’esterno (e quindi concave) si alternano a finestre bifore ad arco ogivale, sormontate da un oculo che sormonta, coprendo parzialmente, la parte sommitale dell’arco.

Questo è l’elemento più caratteristico dell’oggetto, che colloca in maniera inequivocabile, tanto geograficamente quanto cronologicamente, questa situla nella Sicilia degli anni immediatamente successivi al 1130. Infatti i cantieri Ruggeriani importano la tradizione bizantina, unita a quella araba, assorbendole in quella normanna, configurando un unicum in ogni ambito della storia dell’arte. La cultura romanica (archetti ciechi a tutto sesto), quella bizantina (forte simbologia, allusioni Cristologiche ed estrema perizia tecnica nell’ambito dell’oreficeria) e quella araba (bifore ogivali sormontate da un oculo) convivono in questo oggetto configurandolo come Chiesa, santuario mobile destinato a contenere l’acqua benedetta.

Infatti il registro superiore protegge simbolicamente e decorativamente il contenuto, raffigurato nel registro immediatamente inferiore, mentre la decorazione a palmizzi simula la decorazione, mai solo estetica, bensì intesa come dono e come onorificenza perenne, fonte di gratificazione visiva e innalzamento spirituale, presente nelle chiese e nei luoghi di culto. Infine il penultimo registro rappresenta la struttura, l’architettura (anche tipologicamente “nuova” possiamo dire) sulla quale si regge e nella quale alberga il contenuto della Chiesa mobile in esame, ossia l’acqua benedetta, allegoria altresì della Chiesa e del suo Altissimo titolare.

- L’ultimo registro, che introduce poi la base polilobata a 8 petali ricavata ribattendo la lastra ricavando una superficie orizzontale piana, è costituito dal susseguirsi di foglie lanceolate scriminate da una nervatura centrale. Coerentemente, le foglie dell’ultimo registro conducono ai petali della base.

Tutto è armonia, tutto è simbolo, allusione, allegoria, devozione e trascendenza.
Dim. cm 13,5 x 11 x 15,5h


2 000 €

Epoca: Prima del XVI secolo

Stile: Altro stile

Stato: Buono stato

Materiale: Rame

Larghezza: 13.5

Altezza: 15.5

Profondità: 11

Riferimento (ID): 1750986

Disponibilità: Disponibile

Foglio di stampa

Monteroni d'Arbia 53014, Italia

+39 3391399136

Segui l’antiquario

CONTATTARE

Ricevi la nostra newsletter

Rimanete aggiornati su tutte le novità e gli oggetti d’antiquariato messi in vendita da professionisti antiquari, selezionati di volta, in volta con cura dal team di Proantic per la nostra newsletter

facebook
instagram

La Bottega delle Anime
Sicilia Normanna - Metà del XII secolo - Situla in lamina di bronzo a motivi sacri
1750986-main-69f1d0dd4f77c.jpg

+39 3391399136



*Un messaggio di conferma ti sarà inviato da info@proantic.com.
Controlla la tua casella di posta elettronica, compresa la "Posta indesiderata".