1910 - 1930 - Scultore dell’Italia settentrionale - Gruppo di Pietà in pietra calcarea
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1910 - 1930 - Scultore dell’Italia settentrionale - Gruppo di Pietà in pietra calcarea

Straordinario gruppo scultoreo raffigurante una Deposizione dalla Croce, con le Pie Donne e Nicodemo che sorreggono e compiangono sul corpo esanime di Cristo.

La composizione appare compatta e intensa, con i personaggi quasi fusi tra loro: Maria regge il corpo del Figlio con due mani, lo sguardo rivolto altrove in avanti; Maria Maddalena, con le mani al torace in segno di dolore e disperazione, appare anch’essa protesa con lo sguardo oltre la composizione; Maria di Cleofa si limita ad osservare in volto Maria di Nazareth, ma anch’ella con sguardo estraneo.

In ultimo Nicodemo, esterno al cerchio delle figure principali, scruta la scena in maniera anaffettiva e distaccata.

Cristo è l’unico personaggio che, nel trattamento del volto, mostra segni di emozioni umane (in questo caso dolore).

Il suo corpo appare caduco e privo di forza vitale.

Il suo volto tuttavia, con una semplice incisione trasversale degli occhi e la bocca lasciata aperta, mostra appieno la sofferenza e il dramma della sua morte.

Dal punto di vista dei volumi, mentre i corpi sembrano formarne uno unico, i volti mostrano un distacco che rende le figure sospese nel tempo e nello spazio, ognuna a sé stante.

I volti sono resi in maniera anonima, privi di caratterizzazione anatomica.

Stessa cosa per i panneggi, fatta eccezione per il copricapo di Nicodemo, esotico, come dalle Scritture.

Maria è l’unica a portare il velo, mentre Maria Maddalena viene caratterizzata dalle due lunghe trecce dietro il capo.

Per quanto semplificata nella caratterizzazione di occhi, naso e bocca, si possono osservare dei brani di eccellente qualità scultorea: partendo da mani e piedi, passando per lo splendido copricapo di Nicodemo ed arrivando infine alla plasticità del corpo di Cristo, la cui carne affonda in corrispondenza delle mani della Madre che lo sorreggono, ma anche nelle natiche lasciate affiorare da sotto il perizoma.

Per quanto si guardi indietro alla tradizione tardogotica nell’impostazione generale, la traduzione scultorea di questo gruppo è da riferire pienamente a quella fase primitivista - esotica che con Gauguin iniziò a penetrare nelle menti di artisti di tutta Europa.

Infatti, osservando i volti, si può quasi scorgere l’intenzione archetipica dell’artista, nel rendere le parti più espressive (occhi, naso, bocca) tutte uguali.

Questo, oltre ad annullare la parte umana delle figure (a livello psicologico l’annullamento di vista, olfatto e parola sono l’annullamento della figura umana), concentrano in maniera esclusiva l’attenzione sulla scena.

Il viaggio verso l’archetipo non può infatti prescindere tanto dalle nostre origini passate quanto dalle origini lontane, quelle dei mondi sconosciuti, sorelle della stessa tensione dell’uomo a ricercare le proprie radici dove non è in grado di vedere.

Dal punto di vista simbolico, pur annullando la caratterizzazione delle figure, queste sono messe in condizione di esprimere ognuna il proprio messaggio:

  • Maria, consapevole della missione di Cristo, si limita a sorreggerlo, come una Madre;
  • La Maddalena, umana, si limita a manifestare il suo dolore attraverso i gesti delle mani;
  • Maria di Clèofa, prima testimone citata dai Vangeli, si limita ad assistere alla scena;
  • Nicodemo, quasi estraneo alla scena, agisce per mezzo del messaggio espresso dal suo copricapo, espressivo della ricerca archetipica nell’esotismo.

Tutti hanno la stessa espressività assente, ad eccezione di Cristo (che è morto), la cui ultima espressione, fermata sul suo volto, è quella del dolore.

Trovare paralleli per opere così avanguardiste ma arcaiche e contemporaneamente così ispirate in senso religioso non è facile.

Ci viene incontro in questo caso una Pietà lapidea scolpita proveniente dal Calvario di Brasparts, in Bretagna, la quale trae a sua volta spunto dal Calvario di Gauguin, opera ad olio su tela del 1889.

In entrambe le composizioni, che condividono pose, volumi, anatomie e stile, le figure appaiono annullate nella loro individualità, con il solo intento di esprimere il messaggio attraverso un linguaggio essenziale ed archetipico.

Come nel nostro caso, in maniera e con stile veramente affini, gli occhi sono ridotti a ellissi vuote, le bocche sono linee orizzontali, i volumi dei corpi masse vuote e uniformi.

Questa ricerca delle origini attraverso il tempo (ricerca di alcuni canoni tardogotici per via dell’esigenza religiosa) e attraverso lo spazio (per l’esigenza di trovare altrove una nuova comunicatività) racchiude i tre confronti in un’unica macro-area, afferente appunto, come teorizzato all’inizio, al primitivismo - esotismo innescato dal Romanticismo e poi appunto portato in auge da Gauguin.

Ecco quindi che questo primitivismo, anti-classico nella sua tensione all’annullamento dei canoni estetici, trova perfetto compimento nell’anti-classico per eccellenza, ossia il gotico delle VesperBild tedesche, a cui la nostra Pietà guarda non troppo da lontano.

Cercando di spostare l’analisi maggiormente in superficie, possiamo collocare il nostro oggetto nell’Italia settentrionale, tra gli anni ‘10 e ‘30 del XX secolo.
Di chiara influenza Gauguiniana, l’opera è stata tradotta con un linguaggio estremamente intenso, intimo e ispirato da un artista prossimo nello stile ad Arturo Martini.Tuttavia si può notare come l’ego dell’artista non risalti nella scultura, né tramite particolari artifici, né tramite firme.Pertanto il carattere devozionale, sicuramente dovuto dalla committenza religiosa per una nicchia o una Via Crucis, prevale su tutto, ma con un linguaggio ben definito.

12 000 €

Epoca: XX secolo

Stile: Altro stile

Stato: Buono stato

Materiale: Pietra

Larghezza: 35

Altezza: 52

Profondità: 22

Riferimento (ID): 1843544

Disponibilità: Disponibile

Foglio di stampa

Monteroni d'Arbia 53014, Italia

+39 3391399136

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