Maestro di Marradi - Firenze - Ultimo quarto del XV sec. - Croce sagomata dipinta
Questa straordinaria Crocifissione è dipinta a tempera su tela applicata su tavola sagomata. L’opera è inventariata presso l’Archivio Zeri come opera del Maestro di Marradi, allievo di Domenico Ghirlandaio (inv. 13631).
In effetti non si fatica a vederne la logica, in quanto il Maestro di Marradi, educato artisticamente con gli stilemi rinascimentali della bottega del Ghirlandaio, mostra nelle sue opere una sensibilità ancora tardo-gotica.
Il volto, di una dolcezza quasi malinconica, rivela la sapienza della mano esecutrice. Una pittura dove la linea, il contorno, la sinuosità della figura sono i protagonisti del brano pittorico. Le palpebre, le sopracciglia, il naso e la bocca sono realizzati con pennellate fine, sinuose ed uniche. Le ciocche di barba e capelli sono anch’esse praticamente miniaturistiche per quanto le dimensioni dell’opera, di quasi un metro di altezza e sicuramente collocata in alto, non lo rendessero necessario.
Ma stiamo appunto parlando di un pittore che opera con una sensibilità arcaica, sentimentale, lirica. Praticando peraltro una scelta di conservazione anche tipologica, in quanto i riferimenti per la nostra Crocifissione sono le croci di Lorenzo Monaco per citarne una.
Ambienti diversi, committenze diverse: il Maestro di Marradi, nell’eseguire quest’opera doveva rivolgersi ad una committenza provinciale, probabilmente nella provincia nord di Firenze. La scelta della tela applicata su tavola, che si sostituisce alla preparazione a gesso e colla, all’imprimitura e alle numerose fasi preparatorie della pittura su tavola, la mancanza di magnificenza, alla quale si preferisce la dolcezza e il sentimento, indicano una committenza colta a livello religioso ma non interessata al fasto delle croci tardogotiche tradizionali.
Possiamo ipotizzare dunque che fosse destinata ad un oratorio o convento di un ordine mendicante collocabile nella fascia compresa tra Firenze e l’Appennino.
Osservando la pittura del sangue, possiamo notare come l’attenzione ricada sempre lì: sulla lirica. Il sangue è copioso, brillante, si insinua tra le dita dei piedi, come a simulare un rio che richiama l’attenzione mediante la linea ed il colore monocromo brillante della lacca rossa.
Il perizoma è semplice e la sagomatura della Croce si stringe all’altezza della vita quasi a strozzarla.
Nulla è presente dei Cristi muscolari, vincenti, rinascimentali.
E’ un Cristo vittorioso nella sconfitta, che non parla attraverso i gesti, ma attraverso il sentimento che riesce ad esprimere.
Senz’altro un insegnamento di vita dipinto su tavola per i religiosi del convento o oratorio di destinazione: l’esempio di una persona normale, senza attributi fisici particolari, il cui Verbo lo si legge in viso e nella semplice, scarnificata fisionomia del suo esile corpo. Un’esortazione ad affrontare il male e la vita, la Passione, con la forza dell’anima, della fede e del sentimento.
Per quanto tecnicamente diverso dagli esemplari chiaramente straordinari di Lorenzo Monaco, tipologicamente questo oggetto li richiama: doveva infatti essere parte di una scenografia, con i dolenti ai lati.
Infatti lo spessore e il retro della croce sono dipinti con una pittura bruna (sopra una gessatura tradizionale), ad indicare che l’oggetto faceva parte di un gruppo posizionato ad un’altezza non superiore ai 3 metri, appoggiato al muro e visibile lateralmente.
Un oggetto di straordinario impatto emotivo e visivo, degno delle più importanti collezioni d’arte.
Buona conservazione, con qualche restauro.
Dimensioni cm 73 x 100H
Epoca: Prima del XVI secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Legno dipinto
Larghezza: 73
Altezza: 100
Profondità: 3
Riferimento (ID): 1784029
Disponibilità: Disponibile






































