Scuola toscana, XVI secolo, Madonna con Bambino
Scuola toscana, XVI secolo
Madonna con Bambino
Olio su tavola 48 x 66
Con cornice, cm 88 x 68
Su una tavola di formato verticale, un pittore toscano della metà del Cinquecento ha raffigurato una Madonna che allatta il Bambino, secondo la tipologia della Madonna lactans. La Vergine, seduta in primo piano, china il capo verso il figlio con uno sguardo dolce e porta sul capo un turbante rosato che conferisce al volto una grazia profana. Il Bambino, nudo e dai capelli ricciuti, cinto da un panno rosso vermiglio, si stringe al seno materno, mentre un’esile aureola dorata ne segnala la natura divina. Il gruppo, di impianto piramidale, emerge da un fondo scuro a sinistra e si apre a destra su un paesaggio dove si innalza una quinta architettonica all’antica, con colonne su alti basamenti e ampie gradinate.
Il dipinto si inserisce nella cultura figurativa fiorentina e guarda con evidenza ad Andrea del Sarto, il «pittore senza errori» di cui Vasari lodò la dolcezza del colore e l’armonia delle composizioni. Dal maestro l’autore sembra ereditare soprattutto il trattamento dei panneggi: la manica rosa dalle pieghe ampie e dai riflessi cangianti, il mantello giallo oro che si apre in grandi piani luminosi, il drappo grigioverde su cui siede il Bambino sono costruiti con ombre morbide e passaggi tonali graduati, così che la stoffa acquista peso e consistenza. Anche i tipi fisici, il volto ovale della Madonna e il Bambino paffuto, richiamano le Madonne sartesche, largamente replicate nelle botteghe fiorentine da allievi e seguaci anche dopo la morte dell’artista, avvenuta nel 1530.
La scenetta sul fondo, popolata da minuscole figure davanti all’architettura classicheggiante, rinvia invece alla tradizione dei cosiddetti pittori eccentrici fiorentini. Francesco Granacci, scomparso già nel 1543, ne offre il precedente più chiaro: nelle sue storie, come quelle di Giuseppe dipinte per la camera di Pier Francesco Borgherini, piccole figure animate si muovono in scenari architettonici di gusto antiquario. Nel pieno Cinquecento, tra Pontormo, Bronzino e i protagonisti della seconda maniera, tale gusto sopravvive come citazione colta, e qui l’ignoto pittore lo innesta sul modello sartesco, creando un contrasto tra la monumentalità del primo piano e la dimensione quasi narrativa dello sfondo. Ne risulta un’opera di devozione privata, che testimonia la lunga fortuna dei modelli di inizio secolo nella Firenze medicea.
Epoca: XVI secolo
Stile: Altro stile
Stato: Buono stato
Materiale: Dipinto ad olio su legno
Larghezza: 66
Altezza: 48
Riferimento (ID): 1847443
Disponibilità: Disponibile






































